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Sul corteo del 19 settembre a Milano contro Expo e contro Israele

Il corteo del 19 settembre a Milano ha rappresentato il momento culminante della campagna NO EXPO NO ISRAELE promossa dal Fronte Palestina, che ha portato in piazza centinaia di compagne e compagni a sostegno della resistenza del popolo palestinese contro il sionismo in tutte le sue ramificazioni, denunciando non solo la mistificazione dello stand israeliano nella vetrina di Expo2015 ma anche chi vorrebbe ridurre la Palestina a una misera e asservita presenza all’interno di quella vetrina così come nella realtà.

E’ stato il primo corteo, dopo il primo maggio, che ha attraversato le vie del centro riportando in piazza un’opposizione concreta al modello Expo fatto di speculazione e devastazione ambientale, di sgomberi e militarizzazione del territorio con l’utilizzo delle più avanzate tecnologie israeliane per la sicurezza, sperimentate quotidianamente sulla pelle dei palestinesi. Modello che rappresenta lo sfruttamento del lavoro volontario e della flessibilità estrema legalizzata dal governo Renzi con la liberalizzazione dei licenziamenti e dei contratti precari, senza garanzie collettive.

L’importanza e il successo del corteo del 19 settembre è un forte segnale contro le strumentalizzazioni e le viscide polemiche di chi ne aveva paura e di chi si è opposto, anche in modo violento. In primis la comunità ebraica milanese che ha portato le ridicole accuse di equiparazione con forze fasciste e realmente antisemite, che peraltro sempre più infangano la città di Milano (ricordiamo medaglia d’oro della resistenza contro il nazifascismo) con il benestare delle istituzioni e con iniziative che portano verso una deleteria guerra fra poveri, stimolando un’ideologia di scontro, razzismo e caccia alle streghe, sviando ancora i reali problemi sociali verso la guerra tra poveri che impedisce di portare le lotte verso un cambiamento reale dell’esistente.

E ancora la comunità ebraica, totalmente acritica contro lo Stato criminale di Israele che viola quotidianamente il diritto internazionale (ultimo l’aggressione ad un giornalista italiano da parte dell’esercito sionista, non dimenticando ovviamente le vittime palestinesi di tutti i giorni) nonché la mancata applicazione delle innumerevoli risoluzioni dell’Onu, tanto care ai benpensanti nostrani. Dimenticando che la presenza di Israele in Expo significa soprattutto scambi commerciali, collaborazioni di carattere militare e di vendita, interscambio, esportazione di armi e metodi di sicurezza, che nessun altro paese al mondo ha con l’Italia e con l’occidente.

Mentre in Palestina rappresenta una quotidianità fatta di confisca delle terre, di sistematica distruzione delle coltivazioni e di rapina delle risorse idriche ma, soprattutto, fatta di ciclici bombardamenti a tappeto e rappresaglie contro la popolazione civile, per terrorizzarla e costringerla alla resa o all'esilio. Israele, però, non è semplicemente il paese che “occupa la Palestina”, lo fa perché ha un progetto politico, economico che vuole imporre per assicurare i propri interessi economici e strategici praticamente ovunque. Questo progetto si chiama sionismo.

Il corteo del 19 settembre formato da italiani, palestinesi ed arabi, uomini, donne e bambini, in barba al silenzio di Renzi e Co., del capitalismo nostrano e sionista, ha attraversato il centro di Milano esprimendo tutti questi contenuti in maniera chiara e determinata.

Il discorso non si ferma qui, perché la manifestazione ha avuto anche il merito di portare alla luce ulteriori questioni di primaria importanza: il collaborazionismo dell’Anp, la lotta contro i filo sionisti nostrani, di cui in primis quel Fiano, inviato dal PD per proseguire il tentativo di colonizzare la città.

La cronaca quotidiana in Palestina racconta come il decaduto presidente Abu Mazen si sia completamente asservito agli interessi sionisti in cambio delle briciole di potere concesse alla propria borghesia burocrata e/o economica. Ogni giorno si ha la dimostrazione di questo patto fra ANP e l’entità sionista: repressione interna, silenzio sulle condizioni economiche e sociali della popolazione palestinese (evidenti a Gaza, ma ormai chiare anche in Cisgiordania), tacito assenso dinnanzi alle cariche sulla spianata delle moschee, alla repressione dei prigionieri, all'oblio in cui gettano il diritto al ritorno.

Allo stesso tempo la manifestazione ha evidenziato l’intesa tra il PD ed il mondo sionista tutto, già emersa chiaramente al corteo del 25 Aprile scorso, dove la scorta alle bandiere sioniste è stata fatta proprio dal servizio d’ordine del partito democratico pensando di proteggere lo spezzone dalle critiche e dalla rabbia di chi, oltre a ricordare l’odierno massacro palestinese, ribadisce la mistificazione costruita in merito alla storia reale della sedicente Brigata Ebraica. Peccato che la scorta e gli scortati siano dovuti passare veloci e a testa bassa, raccogliendo oltre alla rabbia per chi ricorda il costante massacro del popolo palestinese, anche la diffusa opposizione alle politiche guerrafondaie e di attacco ai diritti dei lavoratori, agli studenti, ai pensionati del governo Renzi.

È chiaro che la manifestazione del 19 settembre rappresenta il filo conduttore chiaro e netto di ciò che è successo il 25 aprile. E questo filo è la lotta contro il fascismo in ogni sua forma e quindi anche contro il sionismo.

La nostra lunga memoria, poi, ci ricorda che il più prestigioso consigliere economico dell’attuale presidente del consiglio è tal Yoram Gutgeld, economista israeliano naturalizzato italiano e deputato nelle fila del PD, che in passato è stato per anni direttore della multinazionale McKinsey & Company; la società che ha gestito tutte le ristrutturazioni in Italia negli anni ’70 ed ’80, cioè quella che ha eliminato gli operai dell’Alfa Romeo, Fiat, ecc.

È chiaro, quindi, che la manifestazione del 19 Settembre muove da un punto di vista di classe ed antimperialista e che basandosi sull’internazionalismo e sulla forza dell’autodeterminazione dei popoli, parte anche dalla consapevolezza che tutto lo scenario rientra nel discorso più generale della crisi mondiale e della guerra. È chiaro altresì che la nostra determinazione non cede e non può subire la critica di antisemitismo e di equiparazione con un'iniziativa di destra. Non ci tange. Piuttosto ribadiamo una volta per tutte che il fascismo è un sistema di potere basato su un’ideologia razzista e discriminatoria estremamente utile al capitalismo e allo sfruttamento di popoli e di classe. E tutto ciò oggettivamente appartiene ad Israele.

A sostegno della Resistenza Palestinese e di tutti i popoli che si ribellano alla schiavitù e all’oppressione, contro vecchi e nuovi fascismi, a sostegno dei prigionieri palestinesi, ma anche di tutti coloro che sono stati repressi per aver lottato contro Expo!

No Exo – No Israele

Fronte Palestina - Milano

Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.
 

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