Articoli e Analisi

“Accordo del secolo” ovvero Bantustan “Palestina”

"Finalmente" è stato svelato il cosiddetto “Accordo del Secolo”, fortemente voluto dall’Amministrazione sionista statunitense e per anni tenuto segreto, in attesa di essere tirato fuori “al momento giusto”. A quanto pare, la lobby evangelico-sionista ha deciso che questo “momento” dovesse combaciare con l’anno delle elezioni presidenziali statunitensi, a circa un mese da quelle, ennesime, israeliane. Ossia in un contesto di massimo rendimento per i ricatti politici sulle anatre zoppe Trump e Netanyahu: il primo sotto “impeachment” al Congresso USA, l’altro presto “alla sbarra” davanti ai tribunali israeliani. Un’occasione più unica che rara, per i lobbisti senza scrupoli. Un asso-piglia-tutto antipalestinese, presentato in mondovisione, di fronte ad una selezionatissima claque sionista, in quanto proposta di accordo, testualmente, tra “Israele e i palestinesi”, nella più totale assenza dei...palestinesi!

Una raffigurazione grottesca e rivelatrice dell’attuale dinamica politica internazionale, dove gli accordi riguardanti gli occupati – spesso in contumacia – vengono stipulati tra le potenze occupanti e quindi imposti agli assenti. Nel caso specifico non solo gli occupanti e colonialisti della Palestina, ribadiscono in toto la politica segregazionista dell’Apartheid del Sudafrica ariano, ma si spingono a mutuarne la forma politico-istituzionale del bantustan, spacciandola orwellianamente per “progetto di un futuro stato palestinese”. Un insulto all’intelligenza per chiunque, basti vedere i punti salienti del sedicente “Deal” trumpiano: “Gerusalemme capitale indivisibile di Israele”, “Annessione delle colonie in Cisgiordania e dell’intera Valle del Giordano”, “No al Diritto al Ritorno per i palestinesi in Palestina”, “(eventuale) Stato palestinese demilitarizzato, senza continuità territoriale e con frontiere controllate da Israele”, “Disarmo totale e incondizionato della Resistenza palestinese”, “Riconoscimento di israele come Stato degli ebrei” e un’ampia gragnola di doveri, costrizioni, barriere, umiliazioni, limitazioni a libero arbitrio dei segregazionisti antiarabi: in definitiva uno zoo di esseri umani. Il perfetto assassinio politico della cosiddetta questione palestinese aperta con la famigerata Dichiarazione di Balfour che, per inciso, ora spicca per “equilibrio” se confrontata con la proposta dal “genero sionista di Trump”.

Di una cosa va dato però atto all’”Accordo del Secolo”: ha la forza della chiarezza. Spazza via l’illusione della convivenza di “2 Stati e 2 Popoli” in Palestina, sostituendola con lo “Stato degli Ebrei”, segregazionista e colonialista. Con altrettanta forza spazza via anche gli auspici di collaborazionismo israelo-palestinese per un quarto di secolo sponsorizzato dagli euroimperialisti e certa “sinistra” (para)istituzionale e movimentista, anche italiana. Così come fa carta straccia degli “Accordi di Oslo” che, “spazzatura” sin dall’inizio, sono stati definitivamente gettati nel “cestino della Storia”. Infine tale progetto ha il pregio di far emergere alla luce del sole, in maniera incontrovertibile, quel finora latente sionismo arabo sponsorizzato dalle petromonarchie del Golfo Persico; per troppo tempo negato anche dai diretti interessati. Una emersione che va a “saldare” un Asse della Reazione di stampo sionista NATO-Israele-petromonarchie che ora potrà accelerare la normalizzazione e costituirsi come Patto politico-militare contro le Resistenze anticolonialiste e antisioniste in tutta l’area mediorientale.

Ma soprattutto, questo “accordo” mette con le spalle al muro proprio i palestinesi, chiamati a prendere posizione a tutti i livelli: politici, militari, diplomatici, economici e sociali. Costringendoli a decidere se tagliare o meno i molti nodi gordiani che li hanno “incaprettati” da Oslo in poi, nel tatticismo fine a se stesso, in una immobile e litigiosa frammentazione strategica.

Scioglieranno l’inservibile ANP? Stracceranno le famigerate collaborazioni di sicurezza con l’Occupazione? Si unificheranno politicamente contro l’Occupazione? Rilanceranno la Resistenza politico-militare contro il Sionismo? Boicotteranno le prossime elezioni dell’Entità segregazionista? Si uniranno coerentemente alle altre Forze della Resistenza antisionista mediorientali? Sapranno rielaborare e contestualizzare il “sogno” di una Palestina unica, indivisa, democratica, popolare e antirazzista?

È evidente che per i palestinesi giunto il momento irrimandabile delle decisioni, a dispetto di un imperialismo sionista pronto a scommette che la rinuncia a tutto ciò sia in vendita, al costo di saldo di 50miliardi di dollari. Al netto dei collaborazionisti, crediamo che il nemico stia sbagliando i calcoli.

Per noi invece l’opzione politica internazionalista rimane quella di concentrarci sulla questione sionista, autentica radice del disastro mediorientale.
 

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Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.
 

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