Appelli e Comunicati

Termina a Roma con un cupio dissolvi il Giro dell’Italia sionista

Non solo “buche”. Cariche di polizia, arresti, feriti, raid notturni e provocazioni dei corridori, hanno definito la tappa conclusiva del più reazionario tra i Giri d’Italia mai avvenuti.

Partiamo dalle provocazioni. La condotta del corridore numero 98, israeliano, al terzultimo passaggio della tappa, ha rappresentato plasticamente il paradigma del 101° Giro d’Italia.

Sotto stress per la fatica, il caldo e presumibilmente anche la vergogna, proprio ad un paio di giri dalla conclusione, il colonialista ha pensato bene di tirare la sua borraccia in faccia ad una contestatrice a bordo circuito, tra le centinaia di antisionisti e filopalestinesi accorsi a contestare il Giro sionista. Una bravata che al passaggio successivo - il penultimo di undici - ha determinato l’inevitabile risposta militante con la “restituzione” di un paio di bottigliette di plastiche verso lo stesso provocatore. Risultato: cariche della polizia, mezza dozzina di arrestati e tre feriti.

Se infatti il “lancio” del corridore sionista è stato tollerato dalla polizia in assetto antisommossa, con la borraccia prontamente recuperata da terra e “imboscata” nell’uniforme da un celerino, intollerabile invece è stata ritenuta la risposta militante, con l’epilogo sopra descritto e che la copiosa presenza di telecamere (molte delle quali della DIGOS) potrebbero facilmente confermare. Anche se tenendo conto del silenzio stampa imposto al circo mediatico circa gli scontri e gli arresti, dubitiamo fortemente che emerga qualcosa in merito.

Un Giro d’Italia svenduto ai sionisti per ripulire l’immagine macchiata di sangue del brand israel, con le centinaia di morti e migliaia di feriti provocati dai plotoni d’esecuzione sotto la recinzione del lager Gaza, che neanche l’infamia dello spostamento dell’ambasciata USA a Gerusalemme è riuscita a smacchiare.

Una condotta che fa il paio con l’intento intimidatorio di uno Stato straniero (Israele) contro gli stessi militanti antisionisti, che ha ritenuto “appropriato” andare furtivamente di notte ad affiggere la propria bandiera nazionale sul cancello e ad imbrattare i dintorni di uno dei centri di riunione del Fronte Palestina di Roma. Con lo stesso atteggiamento colonialista e occupante attuato da decenni in Palestina.

Un gesto inconsulto forse legato al rancore e alla pena dovuta alla neutralizzazione del tentativo di esproprio ai danni del 25 Aprile della Resistenza partigiana, conseguita con un lustro di polemiche e contestazioni alla Brigata Ebraica, in quanto Cavallo di Troia sionista utilizzato impudentemente per sottomettere ai propri diktat associazioni come l’ANPI stessa.

O molto più banalmente, una reazione stizzosa e disinformata, collegata al senso di frustrazione per l’esposizione di uno striscione di contestazione al Giro d’Italia su un ponte di Roma, grottescamente ritenuto terra d’Israele e motivamente il messaggio in stile mafioso, recapitato a nome dell’ambasciata sionista, ad un nostro punto di ritrovo. Perlomeno, se succederà un qualche incedente futuro, si saprà da quale parte andare a cercare i colpevoli.

Alle cariche, agli arresti, alle provocazioni e alle minacce si è addirittura aggiunto lo sciopero dei corridori vigliacchetti, timorosi di farsi male sul selciato romano ma che non hanno esitato, per gli sponsor e la visibilità, a prestarsi alla pantomima dello sport-washing dell’entità sionista, grondante di sangue palestinese, a pochi chilometri dalla loro "Big Start" nella Capitale della Palestina Occupata.

La fine ingloriosa del Giro d’Italia sionista rappresenta simbolicamente la prospettiva del sionismo stesso: ben piantato nelle stanze dei bottoni e nel main stream mediatico, ma non in grado di controllare il terreno dello scontro ed i suoi esiti in chiave antisionista.

Le contestazioni che hanno trasformato il Giro in un calvario per gli organizzatori hanno dimostrato che in prospettiva a tanta più coercizione sionista corrisponderà sempre più Resistenza antisionista.
 

Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.
 

FrontePalestina newsletter

Stay informed on our latest news!

Abbonamento a FrontePalestina newsletter feed

Accesso utente