Appelli e Comunicati

STAMPA MINATORIA E DINTORNI...

“Ex appartenenti alle Brigate Rosse e all’estremismo di sinistra italiano, oggi convertiti all’Islam. Una miscela di delirio e strategia, dove ideologie apparentemente incompatibili si ritrovano unite per scendere in campo contro nemici considerati comuni: sionismo e imperialismo. È la nuova frontiera dello jihadismo italiano, finita sotto la lente di ingrandimento dell’antiterrorismo [...]

Come accadrà questo? Se avete mai partecipato ad una manifestazione pro-Palestina o di protesta contro Israele, avete sicuramente visto molti attivisti che non sono musulmani, ma che sostengono ciò che i musulmani chiedono (la caduta del sionismo). È proprio qui che si avranno i collegamenti tra musulmani e attivisti di sinistra.

Tra i dieci personaggi, più o meno noti alle cronache, molti sono ancora attivi a Roma. Altri vivono nella penombra in città come Bologna e Milano. Spesso capita di incontrarli nelle manifestazioni di piazza a favore della Palestina [...]”.

Francesca Musacchio su “Il Tempo” 7 febbraio 2015
 

La suddetta intimidazione “a mezzo stampa”, da vari giorni sta rimbalzando nelle edicole e in internet, da “Il Giornale” a “Il Tempo”, così come su altri mezzi meno noti. . Ad una lettura più attenta, che non liquidi solo come “spazzatura” mediatica la sostanza e il tenore degli articoli, ci si rende conto che si tratta di una “velina” dei servizi segreti – per stessa ammissione dei prezzolati, sedicenti, “giornalisti” -, che usano certi mezzi di manipolazione di massa nelle proprie disponibilità, per intimidire la mobilitazione antisionista e antimperialista.

Nel contesto della crisi-guerra in cui il capitalismo si (ci) sta sempre più cacciando. Quindi non semplici banalizzazioni fini a se stesse, ma una vera e propria azione di “attacco” mediatico, tesa a far salire la tensione, a corollario di “pacchetti” di misure repressive, che non si vogliono “limitare” solo ai miliziani jihadisti, ma possono essere sfruttati allargando la loro sfera di azione a tutto il corpo della contestazione/mobilitazione politica anticapitalista, antimperialista, antisionista e antifascista. Anche in vista di nuove scelte guerrafondaie, come dimostra il riproporsi dei tradizionali appetiti italiani verso la Libia, o eventi affaristico-mediatici come l'Expo 2015 che, guarda caso, inizierà a Milano il prossimo 1° Maggio. Un esempio lampante di guerra psicologica attraverso l'utilizzo di mezzi di comunicazione di massa, complementare all'azione politica e poliziesca degli apparati dello Stato, condotta per preservare l'ordine capitalista. Una “drammatizzazione” della situazione che pretende di paralizzare l'iniziativa di contestatori e oppositori, che volessero disturbare il Grande Manovratore – il Capitale – e la sua tenuta egemonica.

In parallelo a questa operazione poliziesca, va registrata la riattivazione dei soliti “seminatori di zizzania” nel “movimenti” che, ben collocati alla loro destra cercano di manipolare e intossicare, nella fattispecie, il movimento antisionista e antimperialista, cercando di impedire che i netti contenuti delle battaglie politiche della sinistra, facciano presa sulla massa del centro, erodendo vecchi egemonismi e collaborazionismi. Ogni argomento, per questi mestatori, è buono per dividere e frammentare il movimento di classe, impedendogli qualsiasi percorso di autonomia dal pensiero egemonico della compatibilità col sistema dominante.

Un divide et impera che a, ben vedere, sembra oggettivamente complementare, in una sorta di “manovra a tenaglia”, con l'azione intimidatoria sopra descritta, che alla criminalizzazione aggiunge la denigrazione, con l'obiettivo di “isolare” per meglio “bombardare” qualsiasi movimento autonomo di riorganizzazione antisionista, antimperialista e anticapitalista.

La presenza di saldi principi politici, lo sviluppo dell'iniziativa secondo un metodo coerente, la lotta per la ricomposizione fattuale dei movimenti, su posizioni di classe che non lascino spazio ad ambiguità e “giochetti di bottega” e, in aggiunta, una certa “tenuta” psicologica, sono le migliori risposte per controbattere a questo tipo di operazioni di guerra psicologica, di cui gli imperialisti, i sionisti e i loro servi, si sono dimostrati capaci a tutte le latitudini e in ogni tempo.

Fronte Palestina

Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.
 

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