Appelli e Comunicati

CARCERE E COLLABORAZIONISMO NON PIEGANO LA RESISTENZA PALESTINESE!

Quest'estate la Palestina ha vissuto due vicende importanti.

Il primo ha avuto inizio il 12 giugno, quando Bilal Kayed, palestinese e militante del Fronte Popolare di Liberazione della Palestina (Fplp), doveva essere scarcerato dopo 14 anni e sei mesi di detenzione, accusato di aver partecipato ad azioni durante l’Intifada. Ovviamente senza prove.

Durante questo periodo di detenzione Bilal ha partecipato alle lotte in carcere, è maturato politicamente e non si è mai arreso alla repressione sionista, anche per questo è stato costretto a lunghi periodi di isolamento.

I sionisti una settimana prima della dovuta scarcerazione avevano deciso che Bilal non doveva essere rilasciato, condannandolo, senza accuse, senza prove, senza processo, a 6 mesi di detenzione amministrativa.

Il 15 giugno, in accordo con i compagni della sua organizzazione, decideva uno sciopero della fame a tempo indeterminato, rivendicando la sua scarcerazione e la fine della pratica della detenzione amministrativa.

Il movimento dei prigionieri palestinesi - che comprende tutti i maggiori partiti politici palestinesi e fazioni i cui membri sono imprigionati nelle carceri israeliane - ha rilasciato una dichiarazione in 12 luglio, impegnandosi per il pieno sostegno al prigioniero palestinese Bilal Kayed, mentre entrava nel suo 28 ° giorno di sciopero della fame. Il comunicato è firmato dalle Forze Nazionali ed Islamiche nelle carceri israeliane - Fatah, Hamas, Jihad Islamica, il FPLP e il Fronte Democratico di Liberazione della Palestina.

Anche all’esterno si è creato un movimento, formato da oltre un centinaio associazioni che hanno manifestato per il prigioniero palestinese Bilal Kayed ed i suoi compagni, mobilitandosi per la fine della pratica israeliana della detenzione amministrativa (arresto senza processo, né accusa, rinnovabile indefinitamente a discrezione del giudice militare israeliano). Oltre 750 palestinesi (sui circa 7.000 detenuti totali) si trovano in queste condizioni.

Manifestazioni di solidarietà con la lotta di Bilal e la resistenza dei prigionieri politici palestinesi si sono svolte a Berlino, Milano, New York, Londra, Parigi, nei territori del '48, nei territori del '67, e anche ad Asira (luogo di nascita di Kayed).

Il 24 agosto, Bilal sospendeva lo sciopero della fame che durava da 71 giorni, avendo costretto le autorità israeliane ad assicurare che non ci sarà un ulteriore prolungamento della detenzione amministrativa dopo la scadenza di questi sei mesi. Bilal è riuscito a far scendere a trattativa i carcerieri sionisti grazie alla forza della sua resistenza e grazie a coloro che si sono stretti al suo fianco in questi mesi. Si tratta di una piccola grande vittoria per il popolo palestinese e per tutto il movimento di solidarietà, che deve essere d'esempio per ottenerne altre, in particolare rispetto alla barbara pratica delle detenzione amministrativa.

Il secondo episodio è avvenuto sempre in Palestina ma non riguarda direttamente gli apparati di repressione sionista, ma quelli dell’ANP.

A seguito di una retata che la polizia dell’ANP stava effettuando in un campo profughi palestinese vi è stata una sparatoria dove sono morti due sbirri dell’ANP e due palestinesi. Queste azioni, al pari dei quelle sioniste sono indirizzate alla ricerca di armi della resistenza.

A seguito di questo episodio viene arrestato il palestinese Ahmad Halawa, successivamente deprtato nel carcere di Jneid, nella città di Nablus.

Una volta in prigione Halawa è stato picchiato duramente. Le immagini postate in rete mostrano il corpo seviziato e torturato dell’uomo, in particolare il volto. Halawa ad un certo punto ha perso conoscenza ed è morto, assassinato dalla polizia di Abu Mazen.

La stessa polizia ha poi caricato quanti hanno partecipato ai funerali di Ahmad Halawa.

È stato lo stesso governatore di Nablus, Akram Rajub, a confermare che Ahmed Halawa è stato ucciso da chi lo stava interrogando nel carcere di Jneid.

«Esamineremo l’incidente e trarremo gli insegnamenti da esso» ha assicurato Rajub.

Parole che ci ricordano quelle espresse dai sionisti dopo l’assassinio dei palestinesi, quelle espresse da chi ha assassinato Omar Nayef, in Bulgaria, il quale, proprio perchè ricercato da Israele, si era rifugiato nell’ambasciata dell’ANP, dove ha trovato la morte per responsabilità degli apparati collaborazionisti quest'ultima.

Oramai la condotta dell’ANP è chiara e determinata di sostengo all’occupazione e della uccisione degli attivisti palestinesi, anche se pochissimi finora, nel movimento di solidarietà alla lotta del popolo palestinese, hanno veramente condannato i complici di Israele.

Ancora una volta il vero insegnamento arriva dalle prigioni sioniste, dove i prigionieri indicano la lotta contro l’occupazione e la necessaria unità.

CONTINUIAMO A MOBILITARCI AL FIANCO DEL POPOLO PALESTINESE!
SOSTENIAMO LE LOTTE DEI PRIGIONIERI NELLE CARCERI SIONISTE!
NO AL COLLABORAZIONISMO CON I SIONISTI, IN PALESTINA E OVUNQUE!

 

Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.
 

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