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CONTRO IL RAZZISMO E L’APARTHEID

Come realtà pro-Palestina e antisioniste, anche quest’anno aderiamo alla manifestazione indetta dall’ANPI a Roma per il 25 Aprile, anniversario della Liberazione dal nazifascismo, e invitiamo tutte le forze politiche e sociali democratiche, antifasciste e anticapitaliste ad una mobilitazione unitaria con contenuti internazionalisti, antisionisti e antimperialisti, la cui portata è ancora più ampia alla luce dell’attuale situazione interna e internazionale.

Jamil Mazhar, dirigente dell'Ufficio Politico del Fronte Popolare di Liberazione della Palestina (FPLP) della Striscia di Gaza, ha accolto positivamente il rapporto della Commissione d'inchiesta ONU sulle violazioni praticate dall'occupante contro i civili durante le Grandi Marce per il Ritorno, confermando che si tratta di un passo da realizzarsi pienamente attraverso la trasmissione degli atti alla Corte Penale Internazionale de L'Aia.

Mazhar ha confermato che l’inchiesta contiene dettagliate relazioni di crimini contro civili disarmati, tra cui la fucilazione da parte dei tiratori scelti contro donne, minori, disabili e personale medico. L'ONU e le organizzazioni umanitarie hanno così l'opportunità di emendare i propri errori, facendosi carico di promuovere il rapporto per garantire giustizia per la Palestina e presentare con la massima urgenza i responsabili sionisti dinanzi alla Corte Internazionale.

La distanza tra Milano ed il Cairo risulta 2.618.26 km. Il tempo stimato del volo è di circa 4 ore, poca cosa si potrebbe pensare. In realtà la distanza tra questi due paesi è ancora inferiore, i governi italiani (sia quelli precedenti sia quello attuale) fanno affari con il governo golpista egiziano. Nonostante tutto, nonostante le torture e le persecuzioni.

Il golpe del 2013, e poi il rapimento, la tortura e l’assassinio di Giulio Regeni scoperto il 03 febbraio del 2016 non sono serviti a prendere le distanze da questo governo criminale, anzi, l’Egitto è diventato molto più vicino all’Italia.

L’Organizzazione dei prigionieri del Fronte Popolare di Liberazione della Palestina nelle carceri israeliane denuncia le gravi ripercussioni conseguenti al tentativo dell'occupante di installare apparati jammer (dispositivi di disturbo di radiofrequenze) nella prigione di an-Naqab (Negev), dichiarando che questo atto criminale avrà gravi ripercussioni sulle condizioni generali di detenzione e porterà all'esplosione della situazione nelle carceri.

L'Organizzazione evidenzia la gravità della scelta di installazione di tali dispositivi, le cui emissioni radio influiscono sulla salute dei detenuti facendone criminali strumenti di graduale soppressione, capaci di causare negli ultimi anni la morte di numerosi prigionieri e la sofferenza di molti altri colpiti da malattie croniche le cui cause sono state nascoste dall'occupante, che si è ben guardato dal diagnosticarle formalmente.

Il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina si congratula con la militante Khalida Jarrar: l'occupante non è mai riuscito a spezzare la volontà di questa combattente. Il Fronte si complimnenta con la compagna Khalida Jarrar ("Madre di Yaffa") per la sua liberazione avvenuta questa mattina, dopo aver trascorso 20 mesi nelle carceri israeliane.

Il Fronte sottolinea come la leader "Madre di Yaffa" abbia ottenuto la sua libertà grazie all'eroica determinazione mantenuta per diversi mesi, nonostante i molteplici rinnovi della detenzione amministrativa e le precarie condizioni di detenzione subite.

Il Fronte aggiunge che l'occupante ha costantemente fallito il tentativo di spezzare la volontà di questa stoica combattente; sempre tra le fila d'avanguardia della dirigenza palestinese e foriera di una posizione radicale nell'alveo della politica nazionale, che le ha permesso di conquistare il rispetto delle masse popolari palestinesi.

"Per uscire dall'incubo l'unico modo era voltare la faccia dall'altra parte, non vedere". Con queste poche parole Liliana Segre ci mostra e ricorda l'orrenda realtà di Auschwitz.

In Libia, Egitto, Afganistan, Yemen, Palestina, come anche in alcune parti della Siria aggredita, quel male è quotidianamente presente: il male di tutti i giorni, quello per cui ci si libera volgendo lo sguardo dalla parte opposta.

In Palestina centinaia di uomini di mezza età accalcati ad ore impossibili, in attesa in interminabili file che si snodano in corridoi stretti tra muri di cemento, tornelli, torri di guardia e soldati armati.

Il Fronte Popolare di Liberazione della Palestina (FPLP) denuncia e condanna il proseguimento dei colloqui per la normalizzazione dei rapporti tra i regimi del Golfo e dirigenti dell’Occupazione sionista, l'ultimo dei quali avvenuto a Varsavia con l’incontro tra il ministro degli esteri dell'Oman Yusuf bin Alawi e il nemico primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu.

Ciò rappresenta il tentativo esasperato di legittimare ed istituzionalizzare la normalizzazione che porterebbe alla sconfitta e alla sottomissione dei Paesi arabi.

Il Fronte Palestina nel proprio manifesto di fondazione dichiara il pieno sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, perché non vi può essere solidarietà al popolo palestinese che non passi anche per l'opposizione al neocolonialismo delle potenze atlantiche in Medio Oriente, Asia, Africa, Est Europa e America Latina.

In questo inizio del 2019 abbiamo avuto il “piacere” di ricevere una comunicazione del Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Milano Elisabetta Meyer che notifica la richiesta del Pubblico Ministero Leonardo Lesti di proroga di indagine nei confronti di 9 compagni, per una serie di ipotesi di reato riconducibili ad una presunta manifestazione non autorizzata tenutasi in occasione del 25 aprile 2018 in Piazza San Babila a Milano.

È questa l’interpretazione che questi magistrati, evidentemente sensibili alle sirene sioniste, danno alla contestazione della partecipazione dell’Associazione Amici di Israele e della “risuscitata” Brigata Ebraica al corteo del 25 aprile. Contestazione che si svolge da alcuni anni con la partecipazione di centinaia di antifascisti che hanno chiaro il carattere principale del fascismo: l’oppressione dei popoli. Per questo denunciano apertamente il sionismo oppressore del popolo palestinese e la provocazione sionista di voler presenziare alla manifestazione nazionale in occasione della liberazione dal nazifascismo del 25 aprile.

Esprimiamo tutta la nostra solidarietà ai prigionieri/e in sciopero della fame a oltranza nelle carceri turche per chiedere la fine dell'isolamento del presidente del PKK Abdullah Ocalan rinchiuso da 20 anni nell'isola carcere di Imrali.

Sono oltre 240 i detenuti in sciopero da decine di giorni, la deputata kurda Leyla Guven (ora agli arresti domiciliari) è con la vita appesa a un filo dopo aver superato 80 giorni di digiuno.

Il Collettivo Palestina Rossa da diversi anni denuncia i crimini che i sionisti commettono nella Palestina occupata, ma anche nel resto del mondo, compreso i paesi dell’America Latina. Si schiera apertamente in difesa della liberazione dei popoli alle prese con lo sfruttamento imperialista, ovunque e comunque si declini.

Oggi vogliamo portare la nostra solidarietà al popolo venezuelano aggredito dall’esterno da forze imperialiste, colonialiste e sioniste con la complicità di reazionari fascisti e razzisti interni che non sono stati posti nell’impossibilità di agire contro gli interessi del popolo venezuelano.

COMUNICATO STAMPA

Il Fronte Popolare di Liberazione della Palestina denuncia la repressione sionista contro i prigionieri palestinesi e condanna i sistematici attacchi contro la loro organizzazione, intensificati con gli gli abusi perpetrati durante l’assalto dello scorso lunedì 21 gennaio contro i detenuti del carcere di Ofer, causando il ferimento di oltre 120 prigionieri diversi dei quali hanno dovuto subire un ricovero ospedaliero.

Il Segretario Generale del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, Ahmad Sa'adat, non parla dal carcere per lamentarsi delle sue condizioni. Non chiede nulla per sé, se non libri e alcune foto della sua famiglia. Ma noi, i suoi amici, compagni e sostenitori possiamo e dobbiamo, per lo meno, farci suoi portavoce.

Quello attuale potrebbe essere descritto come un momento difficile per il movimento di liberazione palestinese, in quanto la sua causa e il suo solido nucleo rivoluzionario (il movimento dei prigionieri palestinesi) sono soggetti a crescenti attacchi sionisti, sostenuti solidamente e senza precedenti dall'alleanza con americani e regimi reazionari arabi.

Contro fascismo e sionismo, al fianco della resistenza palestinese!

A sostegno delle lotte di resistenza a Milano e in tutto il paese,
contro la reazione e la repressione che avanza.

Le esperienze dei combattenti rivoluzionari, fuori e dentro le prigioni, costituiscono una delle più importanti fonti di forza morale da cui i movimenti e le organizzazioni di liberazione possono trarre energia rivoluzionaria e inesauribile. Costituiscono una scuola rivoluzionaria di politica e di etica da cui nascono creatività e ispirazione.

Il nuovo articolo di Khaled Barakat sul ruolo di Fatah oggi e l’attuale situazione dell’OLP da una prospettiva di classe attraverso un'analisi acuta e critica.

Per quasi mezzo secolo il movimento di Fatah ha dominato la scena politica palestinese, la maggior parte dei collegi elettorali e delle istituzioni dell'OLP. Ha usato tutti i metodi e gli strumenti per sostenere il predominio della decisione politica: denaro per demonizzare ogni parere dissenziente dalla "leadership", utilizzo "legale" della repressione fino alla detenzione nelle prigioni, oltre all'impiego di lotte e violenze contro gli avversari al suo interno.

Il sionismo, nato alla fine del XIX secolo, è un “movimento politico internazionale il cui fine è l'affermazione del diritto alla autodeterminazione del popolo ebraico mediante l'istituzione di un proprio Stato, inserendosi nel più vasto fenomeno del nazionalismo moderno”. Oggigiorno, il termine "sionista" viene applicato a varie fazioni politiche israeliane, sia di sinistra sia di destra, le quali hanno in comune il sostegno dello stato d'Israele come entità ebraica.

Il sionismo al suo inizio fu sostenuto fortemente dalle forze di sinistra e progressiste di ogni genere e fu considerato un movimento decisamente di sinistra, al punto che lo portò, ad esempio, a subire aggressioni da chi propugnava il maccartismo.

Altro esempio di questa faciloneria e ignoranza della questione era che nei primissimi anni dello stato di Israele nei cinema delle sue città, alla fine della proiezione dei film, veniva diffuso l’inno israeliano Hatikvà (la speranza) e immediatamente dopo la sala si riempiva delle note dell’Internazionale seguite da quelle dall’Inno sovietico.

"Per combattere il terrorismo islamico - prosegue Salvini su twitter - e riportare pace e stabilità, per un rapporto sempre più stretto fra scuole, università ed imprese, per cooperare in ricerca scientifica e sanitaria, per rinsaldare collaborazione e amicizia fra popolo italiano e popolo israeliano: io ci sono. Aspettiamo che anche Onu ed Unione Europea facciano la loro parte".

Con questo “programma” pronunciato in arrivo a Tel Aviv il Ministro degli Interni Matteo Salvini si è messo in posa da Presidente del Consiglio ad interim, presentandosi al governo sionista in cerca di una “benedizione”, in prospettiva di una prossima ventura resa dei conti con il M5S e tentata scalata per quell’incarico. I movimenti sulla scacchiera, in vista di una crisi di governo che viri ulteriormente “a destra” la politica italiana, quindi, procedono inesorabili. Dopo l’endorsement confindustriale per la tutela del tasso di sfruttamento capitalistico, quello della Casa Bianca contro il Capitale euroimperialista, mancava proprio il sigillo sionista.

Gli avvenimenti iniziati il 30 Marzo 2018 con la Grande Marcia del Ritorno in Palestina mostrano chiaramente che le minacce e l’uso della forza nonché la violenza indiscriminata, spesso mirata, dell’esercito sionista non servono ad ottenere concessioni dai palestinesi. Quello che è stato concepibile con l’ANP non si è mostrato possibile con la Resistenza.

Inoltre abbiamo visto crescere la solidarietà verso la Resistenza palestinese, che si è impegnata a rivedere la sua strategia per meglio valutare quale strada intraprendere nel futuro, per unire il fronte della Resistenza, per combattere l’occupazione e per valutare quali mezzi usare per far crescere la solidarietà ampliando il movimento per il Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS) contro Israele.

Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.
 

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