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In Italia, ma non solo, prosegue una campagna mediatica contro la Palestina che sinceramente non ci stupisce, ma che anzi conferma il servilismo dei media schierati tutti dalla parte degli USA e di Israele, non a caso i due registi di tutta la messinscena viene riportata all’unisono nelle televisioni, radio e giornali.

Grup Yorum sta affrontando una nuova ondata di attacchi. I membri del gruppo sono stati arrestati in un’incursione e il Centro Culturale İdil è stato distrutto la settimana scorsa. Abbiamo parlato con i membri di Grup Yorum di quello che è successo durante il raid, a cosa miravano gli attacchi, come continuare la strada e la lotta degli artisti contro il fascismo.
Grup Yorum, che è attivo nel campo della musica politica del popolo dal 1987 e che ha sempre fatto parte della lotta rivoluzionaria – come un militante della rivoluzione, il gruppo canta le sue canzoni, le sue marce e i suoi lamenti, pagandone il prezzo.

ENEL, la multinazionale italiana dell’energia, utilizzerà droni di produzione israelianadual use – civile/militare - per sorvegliare le proprie linee elettriche. Nei giorni scorsi i manager dell’holding hanno sottoscritto un contratto con la società Gadfin Ltd. di Rehovot (città che dista a una ventina di km. da Tel Aviv) per lo “sviluppo di soluzioni innovative” attraverso l’uso di velivoli a pilotaggio remoto VTOL (Vertical Take-Off and Landing), a decollo ed atterraggio verticale.

“I droni consentiranno al gruppo italiano l’ispezione delle linee elettriche che si estendono per circa 800 km., con costi più bassi rispetto al passato”, affermano i dirigenti di Gadfin. “Il velivolo a pilotaggio remoto potrà volare per lunghe distanze in modo rapido, efficiente e sicuro. Grazie ai sofisticati sensori con cui è equipaggiato, l’ENEL potrà potenziare i suoi servizi ed intervenire per riparare gli eventuali guasti in aree remote o difficilmente accessibili, continuando a fornire senza interruzioni energia elettrica ai suoi clienti”.

Il signor Maher Al-Akhras, un detenuto amministrativo palestinese di 49 anni nelle carceri israeliane, è attualmente in imminente pericolo di morte all'ospedale di Kaplan in  seguito al crescente deterioramento ed alla gravità delle sue condizioni di salute dopo 73 giorni di sciopero della fame. Il signor Maher annunciò che avrebbe iniziato uno sciopero della fame il giorno del suo arresto, il 27 luglio 2020, nel tentativo di chiedere giustizia contro l'infame ordine di detenzione amministrativa di quattro mesi. Da allora, ha ingerito esclusivamente acqua, rifiutando integratori come vitamine o sali e qualsiasi altro liquido.

Cominciò con un 25 aprile
Che voleva esser sionista.

"E finì con un fiume di inchiostro
È una storia vestita di nero
È una storia da basso impero
È una storia da carabinieri
È una storia un po' sputtanata
Tanto lo sai che è una storia sbagliata"

Una Storia Sbagliata - Fabrizio De Andre'


 

“Comprendere l’impatto delle nuove tecnologie, dei social media e delle percezioni all’estero sui flussi migratori e la sicurezza dell’Unione europea e fornire convalidati approcci, strumenti e pratiche di contrasto”. Con questi obiettivi ha preso il via l’1 settembre 2019 il progetto di ricerca denominato Perceptions, interamente finanziato con i fondi di “Horizon 2020” dell’Unione europea (4.994.652 euro), a cui partecipano le forze di polizia di Israele, Grecia e Bulgaria, diverse università (tra esse l’Alma Mater Studiorum di Bologna e “La Sapienza” di Roma), centri studi sulle migrazioni e le politiche sicuritarie, enti locali e finanche una nota associazione a cui aderiscono centinaia di organizzazioni non governative europee.

I sottoscritti, le istituzioni, le associazioni e le forze arabe e palestinesi in patria e della diaspora rifiutiamo quanto affermato nel discorso del presidente dell'Autorità Palestinese Mahmoud Abbas, pronunciato durante l’incontro con le fazioni arabe, nella città occupata di Ramallah, il 3 settembre 2020. Con questa pubblica dichiarazione vogliamo esprimere la nostra posizione dinnanzi all’opinione pubblica palestinese e con l'augurio che il maggior numero di istituzioni, centri e associazioni arabe e palestinesi vi aderiscano.

Le ragioni del rifiuto del suddetto discorso sono le seguenti:

In questo video (audio arabo – sottotitoli inglese), lo scrittore palestinese Khaled Barakat parla con Samidoun dell’attuale contesto politico palestinese, della questione dell'unità nazionale, del confronto con la normalizzazione e della “riunione delle fazioni” che ha avuto luogo lo scorso 03 settembre 2020 a Ramallah e a Beirut.

A Milano, io ed altri quattro compagni, siamo stati denunciati per fatti ridicoli e risibili, ma con l’infamante accusa “per finalità di odio etnico e razziale”.

Da circa un anno sono circolati diversi documenti prodotti dai 5 compagni, oggi propongo una mia personale riflessione avendo vissuto tutto il percorso del presidio in Piazza San Babila per contestare la presenza delle bandiere sioniste.

Il tentativo di criminalizzare quanti hanno partecipato durante i 15 anni passati è chiaramente politico ed al servizio di quelli che sostengono apertamente il genocidio dei palestinesi.

L’appello dei rifugiati palestinesi: “Noi non dimenticheremo – abbiamo dei diritti e vogliamo tornare!”

Invito mobilitazione 18-26 settembre 2020

Ricordando l’anniversario dei massacri di Sabra e Shatila, dal 18 al 26 Settembre, invitiamo ad un’azione globale per i diritti dei rifugiati palestinesi e per la liberazione della Palestina. Questi giorni di manifestazione hanno come obbiettivo la protezione del diritto dei rifugiati Palestinesi a tornare alle loro case in Palestina, tramite uno sforzo condiviso ed una partecipazione popolare unita, per contestare la normalizzazione e tutti i tentativi di mettere a tacere la causa Palestinese.

Il Samidoun Palestinian Prisoner Solidarity Network esprime il suo netto rifiuto all’ennesima farsa che maschera ingiustizia, repressione e sfruttamento capitalistico: la cosiddetta “svolta diplomatica” tra Stati Uniti, Israele ed Emirati Arabi Uniti.

A dire il vero, questo non comporta né pace né giustizia, ma solo un piano di collaborazione continua tra forze imperialiste, Israele, sionismo e reazione araba, oltre all’escalation della guerra contro il popolo palestinese e tutti i popoli della regione araba.

Il Fronte popolare per la liberazione della Palestina considera, la mossa degli Emirati per stabilire la pace e normalizzare le relazioni con Israele, un tradimento del popolo palestinese e dei popoli arabi, e ha ritenuto che questo passo è arrivato per ottenere guadagni elettorali sia da parte di Trump che per Netanyahu.

In un'intervista rilasciata a "Sputnik", il funzionario del Dipartimento delle relazioni politiche del Fronte popolare per la liberazione della Palestina, Maher Al-Taher, ritiene l'annuncio degli Emirati Arabi Uniti di normalizzare le sue relazioni con Israele  "un tradimento e un completo tradimento della causa palestinese, e prima ancora è un tradimento del popolo arabo". Ciò indica che i governanti degli Emirati hanno stretti legami con l'entità sionista e che i governanti degli Emirati gestiscono un protettorato dell'amministrazione americana.

Erdogan ha paura del movimento nato dalle lotte costruite dai compagni del Grup Yorum e non dorme di notte, i fantasmi dei suoi omicidi e torture lo tormentano fino a fargli perdere il senso del ridicolo.

Mentre le comunità palestinesi e le organizzazioni di solidarietà hanno promosso mobilitazioni in oltre 100 città e paesi in tutto il mondo per affrontare i piani di annessione israeliana e resistere a oltre 72 anni di colonizzazione sionista in Palestina, la Rete di solidarietà con i prigionieri palestinesi Samidoun ha affrontato politicamente la questione intervistando lo scrittore e attivista palestinese Khaled Barakat per parlare di come costruire insieme i prossimi passi dopo la giornata della rabbia del 1° luglio con migliaia di persone che sono scese in piazza per difendere la Palestina, la sua terra e la sua gente, contro sionismo, imperialismo, colonialismo dei coloni e il razzismo.

La seguente intervista affronta alcune delle domande chiave di questo momento storicamente significativo per la lotta di liberazione palestinese.

Israele ha ripetutamente rubato il territorio palestinese nel corso dei suoi settanta anni di storia

L'annuncio da parte di Israele del piano per l'annessione del 30 percento della Cisgiordania occupata ha suscitato molta preoccupazione tra i suoi amici nei governi occidentali, nelle organizzazioni ebraiche e negli esperti sulle potenziali ripercussioni negative non si verificano sul popolo palestinese, ma su Israele. Sono preoccupati per la perdita del presunto carattere "ebraico e democratico" di Israele e temono che dovrebbe sacrificare l'uno per l'altro.

Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.
 

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