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PROLOGO

Cento anni fa, il 25 aprile 1920, i rappresentanti di poche grandi potenze si incontrarono a Sanremo, una tranquilla cittadina italiana sulla riviera ligure. Insieme, segnarono il destino dei vasti territori sottratti all’Impero ottomano in seguito alla sua sconfitta durante la prima guerra mondiale.

I passaggi storici e gli sviluppi importanti che hanno plasmato la realtà della causa araba, della Palestina e della lotta arabo-sionista negli ultimi tre decenni, in particolare dopo la "Conferenza di pace di Madrid" dell'ottobre 1991, ci costringono ancora una volta ad adottare un approccio scientifico rivoluzionario per comprendere i conflitti interni palestinesi e l'essenza della natura di queste contraddizioni.

Funzionari del FPLP (Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina) hanno accusato il presidente dell’ANP (Autorità Nazionale Palestinese) Abbas di utilizzare i fondi destinati all’OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina) come mezzo di “ricatto” per costringere la loro organizzazione a cambiare linea politica e fare “concessioni politiche”.

Il FPLP, organizzazione marxista fondata nel 1967 da George Habash, che dopo Fatah rappresenta il gruppo più numeroso tra le fazioni dell’OLP, oggi vive una grave difficoltà dopo la decisione del presidente dell'Autorità palestinese Mahmoud Abbas di tagliare i fondi all’organizzazione.

Numerose associazioni palestinesi interessate ai diritti dei prigionieri palestinesi hanno affermato che Israele ha arrestato 357 palestinesi, tra cui 48 bambini e quattro donne a marzo, nonostante la diffusione del nuovo coronavirus e un blocco quasi completo per combattere la malattia altamente contagiosa.

Le associazioni includono il Comitato per i prigionieri e gli ex prigionieri palestinesi, il Prisoner's Club, Addameer e altri.  Un rapporto pubblicato nella giornata dei prigionieri palestinesi afferma che dall'inizio di quest'anno le forze di occupazione israeliane hanno arrestato più di 1.300 palestinesi, tra cui 210 bambini e 31 donne, e ha emesso 295 ordini di detenzione amministrativa.

In concomitanza con la Giornata del Prigioniero (17 aprile), l’Unione Democratica Arabo-Palestinese (UDAP) pubblica la traduzione in lingua italiana de “L’eco delle catene”, una raccolta di scritti del Segretario Generale del Fronte Popolare per la Liberazione ella Palestina, il compagno Ahmad Sa’adat.

Il testo, la cui edizione in lingua araba è edita da Dar al-Farabi, è composto da una serie di scritti del compagno Sa’adat che è riuscito, nonostante la censura delle autorità sioniste, a far uscire dalla sua cella per raccontare l’esperienza del carcere e della detenzione.

Il tema principale dello scritto è la politica dell’isolamento carcerario; lo scritto analizza questa pratica e questa politica da più punti di vista, quello “giuridico” e quello “pratico”, senza soffermarsi eccessivamente sui tecnicismi ma dando grande importanza alla resistenza portata avanti contro la repressione da parte dei detenuti.

Abbiamo ritenuto fosse di grande importanza riportare l’esperienza del movimento dei prigionieri politici palestinesi in quanto – e in maggior modo negli ultimi anni – rappresenta la colonna portante e la spina dorsale del movimento di liberazione nazionale. Il movimento dei prigionieri è composto dalle avanguardie politiche, dai militanti in prima linea, da coloro che organizzano e guidano le fila delle masse popolari, e pertanto l’obiettivo del nemico non è solo “contenere” ma anche “spezzare”, sia a livello politico che umano, la volontà dei detenuti e portarli ad accettare, gradualmente, piccoli compromessi.

Il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina ha chiesto e sostenuto la liberazione dell'artista e attivista progressista Helan Polak, 28 anni, morta lo scorso 4 aprile dopo aver sostenuto uno sciopero della fame per 288 giorni nelle carceri turche.

Dai compagni del Fronte rivoluzionario popolare di liberazione e dalle forze di sinistra turche vengono poste le più sincere condoglianze per la scomparsa dell’artista progressista Helen.

Khaled Barakat, scrittore palestinese e coordinatore internazionale della Campagna per la Libereazione di Ahmad Sa'adat, ha presentato ricorso contro l'ultimo attacco personale da parte delle autorità di immigrazione tedesche. L'ufficio immigrazione di Berlino ha infatti annunciato l'intenzione di interdire il compagno dalla Germania per quattro anni sulla base delle sue convinzioni politiche, scritti e articoli, in particolare il suo rifiuto a riconoscere il “diritto di Israele ad esistere” e il suo sostegno della campagna di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS).

Barakat e il suo avvocato stanno combattendo nuovamente in tribunale contro il decreto, l'ultimo di una lunga serie di azioni repressive da parte dello Stato tedesco che prende di mira attivisti palestinesi e i promotori di iniziative in solidarietà con la Palestina.

Samidoun ha parlato con Khaled Barakat sulla situazione in Germania e la lotta per la liberazione della Palestina, di seguito verrà riportata l’intervista per una discussione critica di questioni fondamentali che riguardano il movimento palestinese, il razzismo e la repressione di chi lotta per una Palestina libera.

Wadie Haddad è nato nel 1927 nella città di Safad (Palestina occupata). Nel 1948, in seguito alla Nakba, fu costretto all'esilio con la sua famiglia in Libano.

È stato cofondatore del Movimento Nazionalista Arabo nel 1950 insieme a Georges Habash. Sarà quindi responsabile delle azioni armate del movimento.

Nel 1967 ha partecipato alla fondazione del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina. Dopo essere stato il suo tesoriere diventerà responsabile delle operazioni esterne. Pianificherà, tra le altre azioni, i dirottamenti per esporre al mondo la difficile situazione dei palestinesi. L'obiettivo è chiaro: "colpisci il nemico ovunque si trovi".

Per combattere la crescente influenza del FPLP e delle azioni armate palestinesi sul suo territorio, il regime reazionario giordano lancerà una grande repressione contro la resistenza palestinese (Settembre Nero) in Giordania il 12 settembre 1970.

Al suo terzo congresso nel marzo 1972, il FPLP decise di interrompere le operazioni al di fuori della Palestina occupata. In disaccordo con questa linea, Wadie Haddad è escluso dal movimento ma continuerà a condurre molte altre operazioni.

Il professor Mazin Qumsiyeh, Direttore del Museo Palestinese di Storia Naturale, il 19 marzo 2020, dalla cittadina di Beit Sahour scrive: “Perché i cittadini lasciano che i loro governi accumulino poteri da usare in benefici politici durante una crisi, poteri che violano i diritti civili, sapendo che quando la crisi sarà finita i governi non restituiranno quei diritti ai cittadini (vedi ad esempio l'atto Patriot del 2001)?

Infatti, dopo l’11 settembre, prese il via un ampio processo di riforme legislative in materia di lotta al “terrorismo” sia negli Stati Uniti, ma anche nel resto del mondo. Questi mezzi legislativi hanno inciso in modo fondamentale sulla libertà e sulla sicurezza delle persone, in nome della sicurezza nazionale. Il primo atto emesso dal congresso nei giorni successivi fu L'Usa Patriot Act (comunemente noto come Patriot Act) che è stato trasformato in legge da George W. Bush il 26 ottobre 2001. Il titolo della legge è formato da tre lettere -Usa- che precedono un acronimo di sette lettere -Patriot-, il cui senso è “unire e rafforzare l'America fornendo strumenti appropriati necessari per intercettare e ostacolare il terrorismo”. Il 26 maggio 2011, il presidente Barack Obama ha firmato l'estensione per quattro anni di tre disposizioni chiave della legge: intercettazioni telefoniche itineranti, ricerche di documenti aziendali e sorveglianza di "lupi solitari", cioè individui sospettati di attività legate al “terrorismo” senza far parte di gruppi terroristici. A causa della mancata approvazione del Congresso, alcune parti del Patriot Act sono scadute il 1° giugno 2015, ma, il giorno successivo, le stesse sono state ripristinate (es. l’autorizzazione per intercettazioni e monitoraggio dei “terroristi” e rinnovate fino al 2019.

Qualche anno fa in un volantino scritto in occasione della settimana internazionale a sostegno dei prigionieri palestinesi, dicevamo: i prigionieri sono uomini privati della libertà di muoversi, di esprimersi, di essere padroni del proprio tempo e spazio, costretti in una particolare condizione che è quella di trovarsi nelle mani del nemico. Soffrono per prima cosa a causa di queste privazioni e la sofferenza è uguale ovunque: sia che si tratti di un carcere pulito, asettico, sia che si tratti di un buco fatiscente, perché la base della prigionia è la sofferenza e da questo punto fermo il carceriere fa’ partire tutte le sfumature che distinguono la condizione. Esempio rendere difficili i contatti con avvocati, medici od altro, impedire i rapporti fra prigionieri, sospendere i colloqui con i familiari, ecc. ecc.; è importante che il soggetto prigioniero capisca che non può disporre autonomamente di sé stesso, perché qualsiasi atto banale della sua giornata, deve attendere un consenso, un permesso, un giro di chiave…in parole povere di essere un ostaggio.

NO ALLA FALSA EQUIPARAZIONE TRA ANTISIONISMO ED ANTISEMITISMO

L’Antisionismo è Resistenza alle politiche di occupazione, colonizzazione, pulizia etnica e Apartheid messe in atto dallo Stato di Israele contro gli arabi, che rappresentano la più numerosa popolazione semitica del pianeta.

L'antisemitismo nazista e fascista si basa sull'infondato e disgustoso concetto di “razza”; ed è proprio il  sionismo a tirare in ballo la razza ,  a partire dalle  leggi fondamentali dello Stato di Israele, di cui l'ultima, approvata  recentemente dal parlamento israeliano,  ribadisce che Israele è   lo Stato-nazione unicamente del popolo ebraico, negando – per legge –  il diritto di autodeterminazione a tutti i palestinesi, compreso quel quinto della popolazione di Israele che è arabo-palestinese. In termini costituzionali, Israele ha esplicitamente messo in atto un sistema legale e politico di apartheid, ancora più ampio di quello che esisteva in Sud Africa.

Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.
 

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