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Le Brigate Abu Ali Mustafa, braccio armato del FPLP, salutano le masse popolari che resistono alla criminale occupazione sionista fianco a fianco alle nostre coraggiose forze di resistenza.

Un omaggio ai martiri della Resistenza del nostro popolo e ai combattenti delle Brigate Mohammad al-Tatari, Mohammad Odeh e Khaled Sultan caduti durante quest’aggressione. Onore ai combattenti delle Brigate che hanno coraggiosamente partecipato alle operazioni per respingere l’aggressione sionista.

Il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina chiede azioni urgenti a sostegno di Gaza sotto attacco dalle forze dell’Occupazione a tutti gli amici della Palestina, ai movimenti per la giustizia e la liberazione ed alle comunità palestinesi e arabe di tutto il mondo. Un appello in onore dei nostri due eroici compagni, Mohammed al-Tatari e Mohammed Odeh, martirizzati lo scorso 12 novembre dall’esercito sionista mentre combattevano per la libertà della loro terra, della Palestina e di tutto il loro popolo.

Quest’omicidio è stato perpetrato per mano delle forze coloniali durante l’attacco in cui l’esercito sionista, in un'operazione sotto copertura, ha cercato di invadere la Striscia di Gaza per rapire o assassinare i leader della Resistenza palestinese, uccidendo sette palestinesi che sono morti combattendo per difendere la loro terra. Ma la Resistenza palestinese non ha permesso loro di farla franca: ha resistito combattendo eroicamente contro una delle potenze più pesantemente armate del mondo, colpendo gli assassini e sferrando contro di loro anche potenti attacchi.

Intervista. Per la prima volta dopo oltre un decennio, il segretario generale del Fronte popolare per la Liberazione della Palestina parla con un giornale straniero dal carcere: «La via per la libertà: il ritorno dei rifugiati e la creazione di un unico Stato libero, democratico e laico. Per farlo dobbiamo ricostruire il nostro movimento nazionale, l’Olp»

Ahmed Sa’adat è diventato segretario generale del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (Fplp), il più importante partito della sinistra radicale palestinese, nel 2001 dopo l’assassinio di Abu Ali Mustafa, ucciso da due razzi lanciati da un elicottero israeliano contro il suo ufficio a Ramallah. Come risposta un commando del Fplp uccise l’anno seguente Rahavam Zeevi, ministro israeliano e ideologo della deportazione dei palestinesi. L’Autorità nazionale palestinese fece arrestare Sa’adat che, nonostante il parere contrario dell’Alta Corte di giustizia palestinese, rimase nel carcere di Gerico fino al 2006.

Quando si parla di guerra, cioè come diceva qualcuno di “continuazione della politica che affida allo scontro militare la soluzione allo stato di crisi del capitale”, una risposta/soluzione che è costata al proletariato decine di milioni di posti lavoro, una svalutazione di fatto della forza lavoro con un deciso abbassamento del suo prezzo, la trasformazione in termini di precarietà diffusa, di condizioni contrattuali becere, ecc.; come Fronte Palestina noi siamo e saremo sempre presenti.

Abbiamo conosciuto Enzo sui sentieri della solidarietà verso la resistenza palestinese, senza se, senza ma.

Enzo ci è stato subito vicino donandoci disponibilità, presenza e suoi lavori, senza nulla chiedere. Tra noi è nata fin da subito una relazione piena, avevamo lo stesso obiettivo.

Per noi sono nemici il PD, quanto Lega ed i 5Stelle. Nello stesso tempo crediamo di non poterci esimere dal riconoscere loro l'impegno ad essere incoerenti, e quindi riconoscere di perseguire meramente i loro interessi. Facciamo qualche esempio.

A gennaio 2018 il parlamento a guida PD (Gentiloni) approvava la missione "Misin" (“Missione bilaterale di supporto nella Repubblica del Niger), ovvero il colonialismo in Niger. In quell'occasione il Parlamento aveva visto il voto contrario dei 5Stelle e l'astensione dei loro colleghi leghisti.

L'entità sionista continua a rivelarci il suo vero volto confessionale, segregazionista e colonialista sancito ulteriormente nella sua “Legge fondativa dello Stato”. Proprio nell’80° anniversario delle leggi razziali fasciste in Italia, Israele ha varato le proprie leggi razziali, legalizzando il suo essere l’unico stato stato di Apartheid nel mondo su base etnico- religiosa, senza incontrare contestazioni in una comunità internazionale basata sulla forza repressiva delle classi dominanti, dove la classe forte “mangia” letteralmente quelle deboli.

Solo i rivoluzionari come il compagno Raja Eghbarieh, dirigente e leader palestinese nella Palestina Occupata del 1948, osano opporsi pagando con l'arresto per la sua coerenza e lealtà. Non è la prima volta, lo sappiamo, ma sembra che tutto questo accanimento sia il più pericoloso, è l'ultimo tentativo di piegare la resistenza del compagno per spianare la strada ai piani di liquidazione della lotta e resistenza palestinesi nella Palestina del ‘48.

Arrestando il compagno Raja il boia sionista ha pensato di creare il vuoto, ripetendo ciò che fa l'ANP di Abu Mazen in Cisgiordana, dove, dietro al cosiddetto “coordinamento sulla sicurezza”, collabora con il nemico sionista ed emette ordini per arrestare i membri della Resistenza per consegnarli nelle mani dei colonialisti, dimostrando ancora una volta la sua connivenza con il regime di Occupazione. Un tradimento che, avviato nel 2002 con l’arresto di Amhad Sa’adat, Segretario Generale del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina e poi successivamente consegnato all’Occupante, continua senza soluzione di continuità ai giorni nostri, nonostante la colonizzazione sia più opprimente che mai.

Mentre la settimana di azione per richiedere la liberazione di Georges Ibrahim Abdallah prende il via, ed entra nel suo 35° anno di prigionia, il compagno ha registrato un messaggio per il popolo di Gaza dalla prigione francese di Lannemezan. Il suo spirito e la sua visione politica restano intatti e chiari. Riportiamo di seguito le sue parole:

Cari fratelli e sorelle, mandiamo un saluto ed un apprezzamento alle lotte dei combattenti della Grande Marcia del Ritorno e la Rottura dell'Assedio.

La Rete di solidarietà verso i prigionieri palestinesi Samidoun ha ricevuto la seguente dichiarazione di Ahmad Sa’adat detenuto nelle carceri israeliane. Sa’adat incoraggia tutti i palestinesi e gli amici della Palestina a partecipare alla Settimana di mobilitazione per la liberazione di Georges Abdallah, che si terrà dal 17 al 24 ottobre.

A nome dei prigionieri del Fronte Popolare e del movimento dei prigionieri palestinesi mando i nostri saluti a coloro che s’organizzano per la libertà di Georges Ibrahim Abdallah, mentre entra nel suo 35° anno di detenzione nelle prigioni coloniali francesi. In particolare, esorto le masse palestinesi e arabe e i loro movimenti di liberazione nonché tutti gli amici della Palestina e della nostra lotta nel mondo a partecipare alla Settimana di mobilitazione per la liberazione di Georges Ibrahim Abdallah, organizzata dal 17 al 24 ottobre da parte della Rete di solidarietà verso i prigionieri palestinesi Samidoun e della Campagna internazionale per la liberazione di Georges Abdallah.

Chiediamo a tutti di manifestare a Lannemezan il 20 ottobre nell’ambito del corteo nazionale organizzato dagli infaticabili compagni che lottano giorno dopo giorno per la libertà del compagno Georges e per la nostra libertà in Palestina.

Noi, detenuti nelle carceri israeliane, consideriamo Georges Abdallah un compagno di lotta e un prigioniero palestinese. Lo chiamiamo “il generale dei prigionieri del FPLP”. Fa parte di noi – una persona insieme a noi nell’unità e la lotta comune. Percepiamo il suo sostegno e la sua partecipazione alla nostra lotta, attraverso i mari e le mura della prigione. Rifiuta il cibo a sostegno dei nostri scioperi della fame, il suo cuore batte per la Palestina,al pari la sua politica è focalizzata sulla liberazione della Palestina. Ha trascorso decenni in prigione per il suo impegno a favore della liberazione dei popoli palestinese e arabo.

Georges Ibrahim Abdallah, combattente arabo comunista, arrestato in Francia il 25 ottobre 1984, è stato processato e condannato a 4 anni di carcere con l’accusa di "appartenere alle Frazioni Armate Rivoluzionarie libanesi". Con il coinvolgimento della CIA e del Mossad, gli organi della repressione francese hanno dichiarato di aver rinvenuto le prove del suo passaggio in un appartamento, dove poi hanno trovato la pistola che sarebbe servita a giustiziare il luogotenente colonnello Charles Ray (CIA) e Yacov Barsimantov (Mossad).

Il Collettivo Palestina Rossa dopo aver partecipato alle proiezioni del film “Sulla mia pelle” propone questa riflessione perché crediamo emerga una critica non tanto, o comunque non solo, alle cosiddette Forze dell’Ordine, ma all’odioso sistema in cui viviamo.

Sicuramente tra chi indossa una divisa esiste una piena responsabilità e complicità per crimini commessi nel Paese, da sempre, e sarebbero tanti e tanti gli episodi che potremmo ricordare: certo Stefano Cucchi, ma anche Aldrovandi, Uva, Magherini, Mastrogiovanni...ed indietro fino a ad arrivare a Franco Serantini o Giuseppe Pinelli, le varie stragi che si sono susseguite e così via.

La scure del boia sionista colpisce ancora una volta. È la sua natura assassinare e terrorizare, arrestare e torturare, confiscare e deportare. L'entità sionista è nata grazie al terrorismo costringendo la maggior parte del popolo palestinese all'esilio. È un terrorismo, il suo, condonato, protetto e sostenuto dall'imperialismo americano ed europeo.

L'entità sionista continua a rivelarci il suo vero volto, è un'entità confessionale sancita proprio nella sua "carta costituzionale". Negli ultimi anni il legislatore sionista ha messo nero su bianco ciò che a molti di noi era già ovvio: la natura razziale di questa entità ed oggi, israele è l'unico stato al mondo che si permette di varare leggi di natura razziale senza subire alcun disturbo. Viviamo in un mondo immorale, che è basato esclusivamente sulla forza bruta e dove il forte “mangia” letteralmente il debole. Solo i liberi come il compagno Raja Eghbarie, dirigente e leaader palestinese di indubbia onestà e lealtà, si ribellano.

La famigerata “marcia per la pace” non è nata ieri: la prima edizione si svolse nel 1961 e il 24 settembre 2018 compierà ben 57 anni.

La correttezza del nostro titolo è giustificata proprio dalle parole di chi la Marcia nel 1961 l’ha pensata e promossa, Aldo Capitini: «Aver mostrato che il pacifismo, che la nonviolenza, non sono inerte e passiva accettazione dei mali esistenti, ma sono attivi e in lotta, con un proprio metodo che non lascia un momento di sosta nelle solidarietà che suscita e nelle non collaborazioni, nelle proteste, nelle denunce aperte, è un grande risultato della Marcia».

Ci pare chiaro che pacifismo e nonviolenza oggi siano “inerte e passiva accettazione dei mali esistenti”. Quindi inutili.

Era il 3 luglio 2013 quando Abdel Fattah el Sisi, come un qualsiasi Pinochet, attuò il colpo di Stato militare, deponendo il presidente Mohamed Morsi e sospendendo la Costituzione.

 

Questo colpo di stato militare, voluto e sostenuto fortemente da USA, Israele, tutte le nazioni occidentali e non solo, portò ad una repressione feroce e crudele contro i sostenitori del presidente democraticamente eletto, Mohammed Morsi. La stessa ferocia è stata indirizzata contro tutto il popolo egiziano ed in particolare contro la sinistra egiziana.

Da “La Stampa” del 1° settembre 2018: «Medio Oriente. Trump taglia tutti i fondi ai palestinesi. Via i finanziamenti Usa all'agenzia Onu Unrwa. L'Amministrazione Trump ha tagliato tutti i fondi destinati ai palestinesi attraverso l'agenzia Onu Unrwa».

Da qualche anno la Palestina sta vivendo evidentemente una delle peggiori fasi della sua lotta di liberazione: alla vile e spietata occupazione si sono aggiunte la collaborazione di Fatah con Israele, la divisione tra Hamas e Anp, la crisi della sinistra che non riesce a proporre ed opporre una propria prospettiva per la Liberazione.

La dichiarazione seguente è stata rilasciata dalla Sezione Prigioni del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina per commemorare il diciassettesimo anniversario dell’assasinio di Abu Ali Mustafa.

I principali prigionieri palestinesi del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina sono stati trasferiti lo scorso mercoledì 29 agosto in diverse occasioni dopo aver rilasciato alcune dichiarazioni politiche pubbliche, mentre nella prigione di Megiddo è aumentata la tensione tra i prigionieri politici palestinesi e l'amministrazione carceraria dell’occupazione israeliana.

Ahed Abu Ghoulmeh è stato improvvisamente trasferito dalla prigione di Hadarim alla prigione di Ramon, mentre Wael Jaghoub è stato trasferito alla prigione di Gilboa. Mohammed Musa Abu Khdeir è stato trasferito dalla prigione di Nafha a quella di Ramon. Inoltre, secondo il Centro Handala per i prigionieri e gli ex prigionieri, tutti i leader del FPLP nel carcere di Megiddo sono stati segregati nelle celle di isolamento a seguito delle proteste all'interno della prigione contro le pessime condizioni e le continue violazioni dei loro diritti.

Scriviamo oggi come prigionieri palestinesi del Fronte popolare per la Liberazione della Palestina, detenuti nelle carceri israeliane per la nostra partecipazione alla lotta per la liberazione della nostra terra e del nostro popolo dal colonialismo e dall'occupazione. Oggi estendiamo la nostra solidarietà ai prigionieri nelle carceri degli Stati Uniti che partecipano allo sciopero nazionale carcerario iniziato il 21 agosto, combattendo lo sfruttamento, il razzismo e il capitalismo dal cuore delle prigioni imperialiste.

Iniziamo esprimendo il nostro lutto per George Jackson, il rivoluzionario incarcerato e martire della lotta per la liberazione nera. Lo sciopero sta iniziando nel 47° anniversario del suo martirio, un evento che fu riconosciuto in Palestina e in tutto il mondo in quel momento come un assassinio di una vera voce della lotta di classe negli Stati Uniti. Come prigionieri palestinesi, sappiamo anche che George Jackson era un internazionalista e che le opere del poeta palestinese Samih al-Qasem - che parlavano di reclusione e resistenza sono state trovate nella sua cella dopo il suo assassinio. Oggi scriviamo per forgiare ancora una volta questa connessione nella lotta, nonostante le nostre diverse circostanze.

Nel 1917 il futuro primo presidente di Israele Chaim Weizmann, interrogato dal filosofo Arthur Ruppin (anch’egli convinto sionista), riguardo i possibili rapporti degli immigrati ebraici con la popolazione nativa palestinese, rispose in modo seccato: “gli inglesi ci hanno assicurato che in Palestina ci sono solo qualche migliaio di kushim (negri) che non contano nulla”.

La legge approvata il 19 luglio 2018 dal governo sionista pare abbia indignato molti, ma a dire la verità non molto. Un provvedimento esaltato dal premier Benyamin Netanyahu che l’ha definito “un momento chiave negli annali del sionismo e dello stato di Israele” e condannato dall’opposizione (con i testa i partiti arabi), dai palestinesi e dalla stessa Unione europea. A parole.

Dalla sua nascita nel 1949 la United Nations Relief and Works Agency for Palestine Refugees in the Near East [Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei rifugiati palestinesi nel Vicino Oriente] (UNRWA) è stata sul punto di andare in pezzi ad ogni momento a causa del suo legame con fattori politici, giuridici e umanitari relativi alla causa palestinese. La situazione politica ha spianato la strada affinché giocasse il ruolo di “carta di pressione politica”, non da ultimo perché riguarda direttamente le vite dei rifugiati del problema più complicato nella storia contemporanea.

L’agenzia è stata fondata in base alla risoluzione 302 dell’Assemblea Generale dell’ONU, connessa alla risoluzione 194 approvata un anno prima, relativa al diritto al ritorno dei profughi palestinesi alla loro terra. Quest’ultima risoluzione ha aggiunto una dimensione politica alla decisione di fondare l’UNRWA, soprattutto nei termini di un contributo positivo al ritorno dei rifugiati alle loro case, da cui erano stati espulsi con la forza – qualcuno l’ha chiamata una “pulizia etnica” – dalla creazione dello Stato di Israele.

Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.
 

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