Articoli e Analisi

UN SECOLO DI IMPERIALISMO IN MEDIORIENTE - con l'audio-intervento del giornalista Bahar Kimyongur

Il 2017 segna un importante quanto triste anniversario dell’imperialismo e del colonialismo in Medioriente: sono passati 100 anni dal famigerato accordo anglo-francese Skyes-Picot, sottoscritto dai due Paesi durante la Grande Guerra nel 1916 e reso noto nel 1917 grazie alla Rivoluzione Sovietica, al fine di spartirsi la vasta area lasciata dall’ormai morente Impero Ottomano. Una volta svelato, gli inglesi raccontarono alle popolazioni arabe che l’accordo era solo “frutto della propaganda sovietica”, convincendole a proseguire il conflitto. La menzogna fu smontata troppo tardi, a giochi ormai fatti.

A novembre ricorrerà il 100° anniversario della Dichiarazione Balfour, dal nome del segretario inglese degli Esteri Arthur James Balfour, convinto sionista e feroce oppositore dell’immigrazione ebrea in Gran Bretagna, tanto da sottoscrivere l’atto con il quale Londra si impegnava a garantire il “focolare nazionale ebraico” in terra di Palestina, sbattendo contemporaneamente la porta in faccia alla classe lavoratrice ebrea in fuga dal genocidio nazista agevolato dal collaborazionismo sionista.

Siamo inoltre al 69° anniversario della Nakba, la catastrofe avvenuta contestualmente alla creazione dello stato di Israele che ha travolto il popolo palestinese, costretto con ferocia a lasciare la propria terra per la quale esso già combatteva dall’inizio del Ventesimo Secolo a causa delle prime colonie ebraiche. Decine di villaggi arabi furono letteralmente rasi al suolo, a centinaia caddero sotto i colpi dell’esercito occupante ed oltre 700.000 palestinesi dovettero fuggire nei Paesi limitrofi in cerca di salvezza, principalmente in Giordania, Libano e Siria.

Un’operazione di furto e genocidio controllato che da allora non si è mai arrestata: ad oggi Israele occupa più del 85% della Palestina, equivalenti ad oltre 27.000 chilometri quadrati di territorio; la popolazione araba rimasta è il 48%, ma controlla meno del 15% della Palestina storica. Proseguono inoltre le palesi violazioni dei già morbidi “accordi di Oslo” del 1994, con l’annessione sionista di terre della cosiddetta “Area C” e ad Al-Quds (Gerusalemme) dove si contano 69 coloni ogni 100 palestinesi. Colonie illegali anche per il diritto internazionale, capace di poco rumore e totale inerzia.

Il 17 aprile 2017 è iniziato l’imponente Sciopero per la Dignità e la Libertà che coinvolge molteplici fazioni politiche palestinesi e registra l’adesione di circa 1.800 prigionieri politici nelle carceri sioniste, ove attualmente sono detenuti 7000 palestinesi, di cui 13 parlamentari e 28 giornalisti. Inoltre vi sono più di 300 minori, alcuni appena undicenni, e quasi 1000 incarcerati attraverso la disumana “detenzione amministrativa” che consiste nell’essere arrestati senza accuse né processo e per un tempo indeterminato, e comunque per almeno 6 mesi.

La persecuzione sionista si estende anche a militanti ed attivisti politici siriani: celebre è il caso di Sedki al-Maket, arrestato nel 1985 mentre combatteva per la libertà delle Alture del Golan occupate da israele fin dalla guerra dei Sei Giorni del 1967, nuovamente sequestrato nel 2015 dall’intelligence sionista dello Shin Bet e condannato ad altri 14 anni da un tribunale militare per avere denunciato i legami tra israele e le milizie di Al-Qaeda, le quali sono in campo tra i cosiddetti “ribelli” contro il governo della Repubblica Araba di Siria. Molti dei siriani detenuti dai sionisti provengono dai circa 18.000 che ancora vivono nel Golan e rifiutano di prendere cittadinanza israeliana; essi non hanno mai fatto mancare il proprio supporto ai compagni di cella palestinesi, partecipando ad ogni agitazione.

Ad un secolo di distanza, è tanto necessaria quanto urgente un’analisi politica dell’imperialismo in Medioriente. Il progetto sionista del “grande Israele”, il Piano Yinon del 1982 ed il parallelo piano per il “nuovo Medioriente” sdoganato dalla presidenza statunitense Bush-Rice nel 2006 ed in costante aggiornamento indicano chiaramente che l’ombra del sionismo opera in tutta l’area. L’aggressione alla Siria è solo l’ultimo capitolo di una storia pianificata da tempo, ben nascosta dalla propaganda occidentale compiacente.

È dovere di ogni antisionista denunciarne la natura genocida ed imperialista, impegnandosi al fianco dei popoli in lotta per l’autodeterminazione.

Fronte Palestina Milano
 


Riportiamo di seguito l'audio dell'intervento del compagno Bahar
all'iniziativa svolta in libreria Les Mots a Milano:

Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.
 

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