Articoli e Analisi

L'eredità avvelenata della Naksa

Esattamente mezzo secolo fa (1967), lo Stato sionista, fedele alla sua funzione “istituzionale”, scatenò la sua terza aggressione antiaraba, con le specifiche caratteristiche della guerra di conquista. Fu la famigerata “Guerra dei sei giorni”, che avvenne tra il 5 e l'11 giugno di quello stesso anno.

sraele attaccò, in rapida sequenza, Egitto, Giordania e Siria, triplicando la propria occupazione della Palestina, conquistando la Striscia di Gaza, il Sinai, la Cisgiordania, Gerusalemme Est e il Golan. La guerra fu concepita dai sionisti con l'intento di “paralizzare gli arabi” per i decenni a seguire. Le nuove demarcazioni territoriali, se possibile, furono ancora più inaccettabili delle precedenti, per i paesi e popoli arabi coinvolti.

L'occupazione di Al Quds, sede di luoghi santi mussulmani, rappresentava un vulnus strategicamente inaccettabile per gli arabi, che al contrario dei pianificatori sionisti e imperialisti, era destinato a eternizzare il conflitto mediorientale e la resistenza antisionista. Infatti la rapida vittoria militare, non si trasformò in annientamento politico degli avversari arabo-palestinesi. Se con la Nakba, i sionisti avevano ottenuto l'obiettivo della conquista territoriale e della pulizia etnica degli indigeni palestinesi, garantendosi una relativa pacificazione; con la Naksa gli aggressori si ritrovarono nella condizione di “fagocitare” territori e circa un milione di arabo-palestinesi, fino a quel momento al di fuori dei “confini” israeliani riconosciuti a livello diplomatico. Dando vita alla cosiddetta questione dei “Territori Occupati”, moltiplicando a tal punto la volontà e la capacità di resistenza dei popoli arabi, quello palestinese in particolare, dando avvio alla ricostruzione dell'identità nazionale e di Resistenza. Così come alla formazione delle più importanti organizzazioni della stessa, tra cui spiccò l'OLP.

Mezzo secolo in cui, la invincibile armada sionista, seppur spalleggiata dai tutori imperialisti, ha dovuto assaggiare l'amaro retrogusto della sconfitta, tanto da dover, in un modo o nell'altro, patteggiare la restituzione formale di una parte del maltolto. Una instabile pax imperialista, che in un ostinato susseguirsi di aggressioni dirette (Libano, Gaza, Siria), di proxy wars e di “primavere” manipolate in tutto il mondo arabo non dominato dalle petromonarchie, non gli ha comunque garantito il possesso del Sinai, della Striscia di Gaza, della Cisgiordania, di Al Quds e del Libano del Sud. Una detonazione di “Sei Giorni” che, mezzo secolo fa, scatenò la deflagrazione di una bomba devastante nel cuore del Levante arabo, il cui effetti devastanti non sono ancora cessati.

La Naksa, insieme alla Nakba, è uno dei fiumi di sangue, lutti e distruzione sta attraversando quelle terre. Ponendo la Resistenza come funzionale diga in grado di sbarrare la strada al flusso genocida della “corrente sionista”. La cui eliminazione è, e sarà, il più importante elemento strategico della stabilizzazione dell'area e della sconfitta delle mire imperialiste, alimentate dalla perversa dialettica tra crisi capitalista e guerra imperialista.

Fronte Palestina

Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.
 

FrontePalestina newsletter

Stay informed on our latest news!

Abbonamento a FrontePalestina newsletter feed

Accesso utente