Articoli e Analisi

Intervento del FP al convegno contro la guerra di Rovato

Da anni “assistiamo” ai piani di mutamento dei centri urbani, periferici, ma anche di controllo dei confini di Stati e più in generale allo sviluppo di piani sulla sicurezza, coalizioni internazionali per combattere il terrorismo, etichettando con esso, grazie alla complicità dei media, ogni forma di dissenso o di fenomeno di degrado societario, frutto poi della messa in opera di altrettanti piani di carattere politico ed economico, che sempre più sovente si realizzano con la guerra imperialista, a scapito di intere popolazioni, talvolta costrette a migrare anche in quegli Stessi stati in cui risiedono i mandanti e gli artefici dei loro bombardieri.

Per capire cosa intendiamo per “controllo del territorio” mutuato dall’esperienza di Israele, dobbiamo fare un piccolo passo indietro nel tempo.

La cooperazione militare tra lo Stato italiano e quello israeliano è sancita da una legge il cui principale artefice fu l’allora ministro Frattini, la Legge N° 94 del maggio 2005, in materia di cooperazione tra i ministeri della difesa e le forze armate dei due paesi. La legge riguarda “l’interscambio di materiale di armamento – l’organizzazione delle forze armate – la formazione e l’addestramento del personale militare – la ricerca e lo sviluppo in campo militare”. Ma questa legge ha solo ratificato il precedente accordo, del giugno 2003, che regolava la cooperazione tra le due parti nel settore della difesa, nel cui ambito sono stati conclusi specifici accordi tecnici.

Cosa significa in parole semplici? Che l’industria militare e le forze armate italiane possono essere coinvolte in attività di cui nessuno, neppure il parlamento, sarà messo a conoscenza, visto che il memorandum decreta che: le attività derivanti dall’accordo saranno soggette all’accordo sulla sicurezza, che prevede appunto la massima segretezza.

Vediamo ora un po’ più nello specifico in cosa consistono questi “scambi” in termini di controllo e perché, come Fronte Palestina, mettiamo in evidenza l’entità sionista, della cui impronta troviamo traccia sia nelle politiche che nelle strategie repressive dei vari governi occidentali, proprie delle esperienze acquisite dal progetto di colonizzazione della Palestina, dall’occupazione della Cisgiordania e dalla trasformazione di Gaza in una prigione. Modello di paese-fortezza, come ha sostenuto più volte Naomi Klein; l’entità sionista è un leader mondiale nello sviluppo e nella commercializzazione delle tecnologie usate per limitare la libertà di movimento e per criminalizzare tutto ciò che è considerato pericoloso per la “sicurezza” degli stati. E’ del mese di Settembre la notizia che un’azienda israeliana, la Elta North America, si è aggiudicata l’appalto per la realizzazione del muro con il Messico, o meglio delle parti in materiale “smart” che consentirà ai militari di vedere attraverso le pareti.

Un vero e proprio laboratorio per un mondo fortificato, che molti imprenditori israeliani utilizzano come una sorta di “esposizione permanente” che permette l’esportazione del modello nel resto del mondo.

Tra i prodotti ed i servizi più importanti dell’industria sionista della sicurezza interna ci sono: le barriere ad alta tecnologia, i droni teleguidati, i sistemi d’identificazione biometrica, gli strumenti di sorveglianza audio e video, i sistemi di schedatura dei passeggeri dei voli aerei e di interrogatorio dei prigionieri. Sono gli strumenti e le tecnologie che i sionisti hanno usato per sigillare i territori occupati, sfruttando la creata ed imposta condizione di paura costante, per vendere sul mercato mondiale tecnologia di controllo e sorveglianza, applicando il binomio: “guerra” / “fonte di reddito”.

Gaza poi è diventata la vetrina dell’industria bellica israeliana, nella quale due milioni di palestinesi sono rinchiusi in un’area densamente popolata come in un’enorme campo di concentramento a cielo aperto; ed al termine di ogni attacco i prodotti “testati” sui gazawi vengono presentati in fiere internazionali, organizzate da compagnie sia private che pubbliche.

Ma ciò che i sionisti esportano non sono solo armamenti o sistemi, ma una visione del mondo, che sta alla base di tutta la tecnologia: la logica dell’oppressore, cioè lo sradicamento, l’occupazione, il contenimento di forme di dissenso. Da noi gli esempi più significativi sono rappresentati dall’utilizzo dei radar anti-migranti (EL/M-2226 AcsR), con sensori di profondità per la sorveglianza costiera ed appositamente progettati per l’individuazione di imbarcazioni veloci di piccole dimensioni, acquistati dalla Guardia di Finanza e testati precedentemente sui pescatori di Gaza. Oppure il modello “strade sicure”, che prevede una massiccia presenza di militari nelle città e software per ottimizzare l’uso delle telecamere per individuare comportamenti anomali o che turbano la cosiddetta quiete pubblica. Infine ricordiamo Expo 2015 e la gestione della sua sicurezza. Infatti quando i visitatori uscivano dai cancelli, l’Esposizione indossava la tuta mimetica: i padiglioni diventavano un bunker, protetto da un dispositivo militare hi-tech, pattuglie con visori infrarossi, cecchini sui tetti, squadre anti-bomba. L’atmosfera era quella di un film d’azione, con pattuglie che notte e giorno facevano la guardia al perimetro esterno dell’evento, alle stazioni ferroviarie e agli aeroporti, mentre centinaia di telecamere permettevano un quadro costante della situazione. Una delle ditte appaltatrici, l’IVRI, in un’intervista ha dichiarato: “abbiamo formato gruppi di guardie con competenze superiori avvalendoci di istruttori israeliani e, per questo motivo, oltre ai servizi facenti parte dell’appalto diretto di EXPO, ci siamo aggiudicati i servizi di sicurezza all’interno dei padiglioni di numerosi paesi con elevate esigenze di sicurezza, tra i quali Israele, Stati Uniti, Brasile e Messico”.

Manie di grandezza? No, molto più semplicemente una sorta di esercitazione sul campo, in previsione di scenari futuri e per abituare le masse ad una presenza costante e “normale” di gente in divisa, sia militari che appartenenti al settore della sicurezza privata, affinché questa diventi un aspetto quotidiano della nostra vita, creato per rassicurarci e proteggere i nostri sonni; per instillare l’idea che l’esercito è presente, è vigile per la nostra sicurezza, è un elemento naturale come il paesaggio.

Così per rendere il tutto meglio digeribile, sin dalle scuole elementari vengono effettuati dei piccoli “corsi sulla sicurezza stradale” per: imparare la segnaletica, imparare l’uso del casco quando si va’ in bicicletta, etc. tenuti da: carabinieri in divisa, o polizia, o guardie municipali sia nelle metropoli che nei piccoli centri. Anche questo particolare aspetto è stato mutuato dalle tecniche repressive sioniste.

Nella cooperazione militare con Israele rientra anche le relazioni e gli accordi quadro tra il Politecnico di Haifa, il Technion, ed altri centri di ricerca israeliani con gli atenei e i centri di ricerca universitari italiani, sempre più coinvolti nello sviluppo di tecnologie di controllo elettronico. Gli atenei di Torino, di Milano, di Cagliari, di Firenze e di Perugia hanno sottoscritto negli anni scorsi accordi con il Technion, che collabora con l’esercito israeliano e le principali aziende produttrici di armi in Israele, tra cui la Elbit Systems, che fabbrica i droni e fornisce le sofisticate apparecchiature di sorveglianza per il Muro dell’Apartheid, che segrega i palestinesi della Cisgiordania ed offre benefici speciali agli studenti che compiono il servizio militare nei Territori palestinesi occupati.

Abbiamo quindi cercato di chiarire le motivazioni che sono alla base del nostro intervento oggi, consapevoli che ogni analisi su quanto succede in Palestina non va vista come un aspetto locale, particolare, ma nel contesto di quanto succede a livello mondiale e della tendenza alla guerra, con un orientamento generale di corsa agli armamenti. Quindi dell’aggravarsi della crisi economica del sistema capitalistico a livello internazionale, mentre da un lato vediamo che porta alla riduzione dei salari, al taglio dei servizi sociali, alle privatizzazioni della sanità, delle scuole e dei servizi pubblici, dall’altra vede l’ampliarsi delle forme di controllo sociale e repressive per colpire chi lotta contro queste politiche anti-proletarie; “controllo e repressione” che l’entità sionista promuove e vende come un prodotto locale, avulso dal suo vero significato: arbitrio, tortura, distruzione.

Individuiamo il sionismo non solo nell’occupazione della Palestina, ma una presenza criminale in ogni stato dove riesce ad infilarsi, dall’Italia alla Grecia o nei paesi arabi e del Sud America, qui gli esempi spaziano dall’appoggio ed addestramento delle squadre della morte del Guatemala, dei Contras in Nicaragua, all’ingerenza legislativa negli stati europei, impegnato a far legiferare leggi contro il BDS, per criminalizzare chiunque osi denunciare le sue politiche razziste e colonialiste, mascherandole per interventi contro l’anti-semitismo.

Per questi motivi aderiamo alla campagna di boicottaggio in tutte le sue possibili forme di intervento: ti tipo accademico, contro le aziende complici dell’apartheid israeliana. Di recentemente anche il Giro d’Italia, sport popolare, diventerà parte del tentativo di istituzionalizzare la sua presa su Gerusalemme Est occupata, annettendola come sua capitale (vedi risoluzione ONU 181 del 1947).

Come si diceva all’inizio, questo è il contributo di informazione in termini di approfondimento di uno degli aspetti inerenti alla guerra, la nostra presenza oggi è per sostenere, ed attivarsi in tal senso, una manifestazione davanti alla base di Ghedi da farsi in breve tempo, proprio per tradurre le analisi e i discorsi in termini pratici e di lotta, di solidarietà con tutte le realtà (vedi Sardegna, Sicilia, la Val Susa, e molti altri esempi di lotta e di resistenza in Italia e nel mondo) che si oppongono ai “venti di guerra”.

Fronte Palestina - Milano

Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.
 

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