Articoli e Analisi

Alcune riflessioni sul 70° anniversario della Liberazione dal nazifascismo

UN 25 APRILE DI LIBERAZIONE DAL NAZIFASCISMO E DAL SIONISMO!

La cooperazione internazionale e la pace richiedono il compimento della liberazione nazionale e indipendenza, l'eliminazione del colonialismo e neocolonialismo, occupazione straniera, sionismo, apartheid e discriminazione razziale in tutte le sue forme, allo stesso modo del riconoscimento della dignità delle persone e i loro diritti all'autodeterminazione”. Così il 10 novembre del 1975, con la risoluzione 3379, anche l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite stabilì che il sionismo è una forma di razzismo, equiparabile al nazifascismo.

I successivi quaranta anni di aggressioni e massacri perseverati contro i popoli arabo-mediorientali – Palestina, Libano, Siria, Iraq, Yemen, ecc. – lo hanno confermato. Una bussola di navigazione, quindi, anche nella movimentata preparazione del 70° Anniversario della Liberazione dell'Italia dal nazifascismo.

All'indomani del 25 Aprile dello scorso anno lo avevamo preannunciato pubblicamente: sarebbe stata l'ultima volta che agli sgherri dello Stato sionista fosse stato consentito di aggredire le bandiere della Resistenza arabo-palestinese durante le celebrazioni della Liberazione. Una decisione divenuta vincolante, dopo l'ennesimo massacro perpetrato dai bombardamenti israeliani su Gaza nella scorsa estate che ha provocato 2.200 morti e 10.800 feriti, di cui molti bambini. Uno scontro che, il 25 Aprile, si è materializzato soprattutto in due piazze italiane: Roma e Milano.
 

Roma: l'interdizione

Un anno fa, per un pur breve lasso di tempo, la piazza di Roma città aperta fu trasformata in territorio occupato dal sionismo. Fu inaccettabile allora, è stato impedito quest'anno. Per il 70° Anniversario della Liberazione avevamo deciso che non sarebbero stati permessi pogrom antipalestinesi - quindi, pogrom antisemiti per definizione. Così è stato. Nessuna bandiera sionista ha sventolato in piazza, mentre quelle palestinesi vi hanno trovato la giusta legittimità di partecipazione, segnando un punto di non ritorno per le celebrazioni a venire. Mesi di mobilitazione, discussione, confronto e partecipazione, a tratti polemica, hanno consentito l'affermarsi di un punto di vista unitario di classe, antifascista, antimperialista e antisionista durante le celebrazioni del 25 Aprile in città, nonostante i ricatti dell'ANED (Associazione Nazionale Ex Deportati) sionistizzata, le pressioni della Brigata ebraica (sionista), i “commissariamenti” dell'ANPI nazionale e le titubanze di quella romana che si sono palesate con il ridimensionamento delle proprie responsabilità e concretizzate nella sostituzione dello storico corteo cittadino con un semplice presidio di piazza. Nonostante l'articolata serie di boicottaggi e sabotaggi politici, diretti e indiretti, con cui si è dovuto fare i conti, nel 70° anniversario della Liberazione dal nazifascismo i sionisti hanno dovuto comunque battere in ritirata, rinunciando a una Porta S. Paolo partigiana e proletaria e ripiegando nei più accoglienti salotti istituzionali borghesi del Campidoglio di Mafia-Capitale.

 

Una piazza riconquistata a “furor di popolo”, che ha fatto blocco contro i vari tentativi di compromesso al ribasso, esercitati al suo interno dalle forze meno determinate, probabilmente impantanate nella palude para-istituzionale. Così come si è scrollata di dosso le smemoratezze di certa sinistra sociale, indisponibile persino al posticipo di qualche ora del proprio corteo, costringendo i militanti e simpatizzanti antifascisti della città, ad una lacerante scelta di partecipazione. Depotenziando entrambe le mobilitazioni, a cui molti avrebbero partecipato volentieri, se fosse stato temporalmente possibile. Per il futuro, per situazioni analoghe, auspichiamo maggiore disponibilità ad individuare soluzioni meno contraddittorie e più unitarie.

La risposta politica, indipendente dall’infausta decisione dell'ANPI di cancellare il corteo a Roma con pretestuosi “pericoli di ordine pubblico”, ha sanzionato l'errore. Un corteo che superava il migliaio di persone è comunque partito, seguito dalla maggioranza dei presenti in piazza dietro allo striscione “NO PASARAN Roma città aperta alle resistenze dei popoli” e da decine di bandiere delle variegate resistenze antimperialiste - mediorientali, europee e latinoamericane; un corteo che si è svolto anche con tratti festosi, con la partecipazione di ebrei antifascisti e contro l'occupazione (sionista) in piena, incontestata e legittima agibilità di piazza, spazzando via le preoccupazioni dei “pavidi” e gli auspici degli interessati “premonitori della tensione”.
 

Milano: la contestazione

«Il prossimo anno saremo tutti a Milano e vediamo se avranno il coraggio di continuare a insultarci. Basta». Questa la minaccia del capo della comunità ebraica romana (R. Pacifici) pronunciata nell’Aprile 2014, in perfetto stile da colonizzatore sionista.

Parole hanno messo in allarme i militanti antifascisti che sostengono la Resistenza palestinese, ma anche esponenti e organismi periferici dell'Associazione dei partigiani e molti di coloro che l'anno scorso erano rimasti indignati dalla provocatoria sfilata delle bandiere israeliane, a poche settimane dall'inizio dell'ennesima azione di sterminio e pulizia etnica contro la Palestina e in particolare la popolazione di Gaza. Era quindi inevitabile che anche a Milano, nelle celebrazioni della Liberazione dal nazifascismo, si difendesse l'agibilità politica dei valori della Resistenza, universali nel tempo e nelle latitudini.

Tutto ciò ha colpito nel segno costringendo i sionisti e i loro sponsor ad uscire allo scoperto. Mentre centinaia di carabinieri e agenti di polizia si schieravano in piazza San Babila prima ancora che la manifestazione avesse inizio, il servizio d'ordine del partito democratico, nascosto dietro le magliette gialle di una sedicente associazione “Bella Ciao” e in collaborazione con agenti in borghese, tentava di blindare una parte significativa di corso Venezia per impedire l'accesso degli antifascisti e consentendolo solo ai suoi aderenti e alle organizzazioni sioniste, esautorando in modo palese il servizio d'ordine dell'ANPI che, quale organizzatrice del corteo, avrebbe dovuto garantirne il regolare svolgimento.

I sionisti milanesi, con il rinforzo di quelli giunti dalla capitale e da altre città, hanno così iniziato la loro parata dietro lo striscione della cosiddetta Brigata Ebraica recante la menzognera e provocatoria scritta “anche cinquemila sionisti hanno partecipato alla liberazione dell'Italia” e quelli più espliciti di “Amici di Israele” e “Sinistra per Israele”.

Giunti in piazza San Babila, protetti da carabinieri e polizia, sionisti e funzionari del PD hanno bloccato il corteo impedendo nuovamente alla numerosa folla di inserirsi e proseguire verso piazza del Duomo, provocando e incentivando così la contestazione nei loro confronti. Gli antifascisti hanno accolto i sionisti con slogan contro la politica guerrafondaia di Israele e l'occupazione della Palestina, sventolando centinaia di bandiere palestinesi e mostrando decine cartelli con le fotografie dei bambini e delle altre vittime civili, nonché delle distruzioni provocate lo scorso anno dalla barbara aggressione a Gaza da parte delle forze di repressione sioniste. I funzionari del PD particolarmente aggressivi si sono meritati lo slogan “via, via la nuova polizia” e tutte le esplicite proteste popolari contro la politica antioperaia del loro governo.

 

Resisi conto che nessuna solidarietà giungeva loro e che anzi l'insistere nell'imporre la loro presenza non faceva che aumentare la contestazione nei loro confronti sono defluiti verso la piazza del Duomo seguiti dal grido “Palestina libera, Palestina rossa” lanciato ormai da centinaia e centinaia di voci. Dopo pochi minuti alcune centinaia di antifascisti dietro lo striscione del Fronte Palestina hanno fatto ingresso fra gli applausi in piazza del Duomo con le bandiere Palestinesi a significare che l'antifascismo non può che essere antisionista.

Le foto e le cronache giornalistiche, seppur faziose, lo hanno dimostrato più delle parole: sono state affermate l'agibilità e la legittimità politica della Resistenza arabo-palestinese a presenziare alla più importante manifestazione di celebrazione della Resistenza partigiana nel nostro paese, al riconoscimento del suo diritto a lottare per una Palestina libera e indipendente, a denunciare la pulizia etnica e l'apartheid a cui sono sottomessi i palestinesi contestando le manipolazioni sioniste e i simboli del colonialismo e della segregazione chiarendo chi sono le vittime e chi sono i carnefici nelle guerre imperialiste della fase storica contemporanea, rimettendo al centro la legittimità della Resistenza che i popoli oggi portano avanti contro una tendenza alla guerra che gli imperialisti occidentali, morsi dalla crisi strutturale del sistema capitalista, fanno soffiare su sempre nuovi fronti, valorizzando e attualizzando gli universali valori della Resistenza partigiana. A Milano, il 25 Aprile, è stato fatto quel che si doveva contro il moderno fascismo.
 

ANPI: ancora in mezzo al guado

ANPI: una nuova colonia sionista?” Questa è stata la secca domanda che abbiamo pubblicamente posto all'indomani del fazioso comunicato dell'ANPI nazionale sulle celebrazioni del 25 Aprile a Roma dando visibilità e chiedendo conto per il sentimento di disagio diffusosi sia all'esterno sia all'interno della stessa Associazione. Tale sentimento ha preso corpo, parallelamente, nella Lettera aperta successivamente partita proprio dall'interno della stessa ANPI. Dalla Lombardia alla Toscana, all'Emilia Romagna al Lazio, passando per il Piemonte e il Veneto, sono state decine le adesioni di circoli e soci ANPI schierati contro la partecipazione dei simboli sionisti nelle celebrazioni del 70° Anniversario della Liberazione dal nazifascismo.

Alla nostra franchezza, ben registrata anche dai media di regime, però, ha corrisposto il silenzio imbarazzato del destinatario delle nostre critiche, l'ANPI nazionale, promotore di un comunicato che ancora grida vendetta. Ci ha invece risposto infastidita, asimmetricamente, l'ANPI provinciale di Roma, “vittima” in primis di quel comunicato di commissariamento e d'esautorazione che le successive dimissioni presentate dal presidente Nassi al “proprio” provinciale hanno storicamente immortalato.

Nonostante tutto pensiamo che la nostra presa di posizione, pubblicamente biasimata ma privatamente apprezzata, abbia contribuito a fornire una via d'uscita dal vicolo cieco in cui il “nazionale” aveva cacciato tutta l'ANPI sotto le pressioni piddino-sioniste.

Purtroppo è stato confermato che nell'ANPI provinciale di Roma c'è ancora molto da fare per ricollocarsi nel solco del coraggio e dell'eroismo partigiano. La decisione di non convocare lo storico corteo cittadino, per futili motivi, nella data simbolica del 70° Anniversario della Liberazione dal nazifascismo ha lasciato il sapore amaro della pavidità nella bocca di molti. Un compromesso al ribasso, nel disperato tentativo di salvare la faccia all'ANED e alla Brigata Ebraica, autoesclusesi dalle celebrazioni romane pur di non riconoscere la legittimità delle bandiere palestinesi a parteciparvi.

Tentare di cancellare il corteo antifascista a Roma, Città Medaglia d'oro al valore militare per la Guerra di Liberazione, è stato un grossolano errore che avrebbe sacrificato la memoria storica della città ai meschini equilibri politico-istituzionali contemporanei.

Sulla sua indipendenza, su una chiara scelta tra il campo dei revisionisti-sionisti e quello dei partigiani-antimperialisti, così come sulla stessa sopravvivenza delle celebrazioni della Liberazione dal nazifascismo, vecchio e nuovo, crediamo che nel prossimo futuro si debbano misurare circoli e soci ANPI. Essi si troveranno a dover decidere se all'interno del loro dibattito gli ideali partigiani, attualizzati all'epoca contemporanea, dovranno sopravvivere agli assalti egemonici delle odierne classi dominanti.
 

PD: il partito sionista

Il PD oltre a dare il colpo di grazia, proprio in questi giorni, a ciò che rimane della Costituzione emersa dalla Liberazione dal nazifascismo – di cui, in troppi pateticamente si sono riempiti la bocca durante le celebrazioni del 70° -, abbiamo già chiarito di quale altro crimine si sta assumendo la responsabilità. Un delitto storico in rappresentanza delle classi dominanti italiane e sioniste che ha lo scopo di cancellare la Memoria Partigiana della classe lavoratrice italiana, che segnò con la guerra di Resistenza e di Liberazione una delle pagine più alte della sua storia. Una storia di riscatto e di emancipazione - seppur incompiuta - dove, in un momento acuto della crisi capitalista nel quale i costi umani e materiali le vengono scaricati addosso dalla borghesia, quella stessa classe potrebbe trovare proprio la forza morale e politica per opporsi ad un destino di miseria e sfruttamento.

Quindi non ci ha sorpreso che gli agenti dello stesso Partito Democratico abbiano scortato i sionisti della Brigata Ebraica alla stregua di guardie giurate di un'agenzia privata che scorta il portavalori. Un “gruzzolo”, il capitale sionista, che sta copiosamente innaffiando le campagne elettorali di tale massoneria, in cui la presenza di esponenti di spicco come Emanuele Fiano – della Segreteria PD, presidente di Sinistra per Israele e prossimo candidato a sindaco di Milano – fa da garante sul “tesoro” come un direttore di banca sul caveau. Seppur immorali, non ci hanno sorpreso nemmeno i coretti grotteschi delle canzoni partigiane in difesa dei simboli del colonialismo e del segregazionismo. Un po' come se il 28 marzo, contro le contestazioni di piazza i leghisti, per difendere i neofascisti, avessero intonato Bella ciao. A favore delle telecamere...

È lo stesso partito, il PD, sponsor dell'equiparazione tra partigiani e repubblichini (vedi intervista di Violante a “Il Messaggero” proprio per il 25 Aprile 2015) e quello delle medaglie d'oro ai nazifascisti, revocate all'ultimo momento, solo sotto la feroce pressione della società civile. Dal nostro punto di vista il PD, alla stregua degli altri partiti di destra, dovrebbe essere interdetto dalle celebrazioni del 25 Aprile e dalla stessa ANPI, in cui ancora, purtroppo, gli è consentito di fare “il bello e il cattivo tempo”.

Questo 70° anniversario della Liberazione dal nazifascismo, ci piaccia o meno, impone una svolta storica, che sarà l'esito dello scontro che ha manifestato. Uno scontro tra la volontà delle classi dominanti, sfruttatrici e oppressive, di normalizzare le celebrazioni in termini interclassisti, cancellando il contenuto di partigianeria e di emancipazione che le compongono, liquidandole col “tempo che fu”. A cui si contrappone una prospettiva di pervicace volontà di chi, dall'altra parte della barricata, vede la continuità della Resistenza di ieri nel contribuire, partecipare ed appoggiare le Resistenze antifasciste, antimperialiste e antisioniste di oggi, in quanto attualizzazione classista da parte di sfruttati ed oppressi, dei valori universali della Guerra Partigiana.
 

In Conclusione

«l’antifascismo deve essere inteso come lotta contro chi minaccia le libertà individuali, nega la giustizia sociale e discrimina i cittadini ... » (Primo Congresso Anpi, Roma, dicembre 1947).

In questo 25 Aprile sono molteplici gli obiettivi politici raggiunti. Innanzitutto i sionisti, che avevano provato a fare fronte unico a Milano per dare una forte dimostrazione di forza, hanno trovato un fronte ancora più grande e determinato che li ha contestati azzittendoli; in secondo luogo è stato scoperchiato un pentolone bollente che ha palesato le forti contraddizioni esistenti all'interno dell'ANPI e tra gli antifascisti presenti allo storico corteo. Infine, si è arrivati allo sdoganamento del PD, che ha dovuto necessariamente esporsi e dichiarare la volontà di difendere i sionisti, mostrando il suo volto guerrafondaio e imperialista.

Alla luce di tutto ciò, la Campagna No Expo - No Israele proseguirà il suo percorso, con l'intento di smascherare e condannare i sionisti - che nei prossimi 6 mesi di kermesse milanese cercheranno di avere legittimità e spazi di agibilità - ai quali ancora una volta ci opporremo, con la stessa determinazione con cui è stato affrontato il passaggio del 25 Aprile.
 

IL SIONISMO VA COMBATTUTO ALLA STREGUA DEL FASCISMO!
 

Fronte Palestina

Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.
 

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