Appelli e Comunicati

Occupazione sionista: La compagna Leila Khaled respinta al check-point "Fiumicino"

Riproducendo la dura quotidianità riservata ai palestinesi nella Palestina Occupata e proseguendo nella loro strategia di “occupare” la politica, le istituzioni, la cultura, le celebrazioni  e persino lo sport italiani , le guardie di frontiera sioniste hanno respinto la compagna Leyla Khaled, esponente storica del Fronte Popolare di Liberazione della Palestina.

Giunta in Italia con regolare visto-Schengen, rilasciato dall'ambasciata olandese in Giordania, con il quale, pochi giorni prima, aveva potuto partecipare ad un evento presso il Parlamento europeo su invito diretto di parlamentari, la guerrigliera palestinese, se lo è visto annullare con un tratto di penna direttamente al posto di frontiera dell'aeroporto di Roma “Fiumicino”, è stata respinta e obbligata ad imbarcarsi sul primo volo per Amman. A niente sono valsi gli interventi legali e diplomatici della rappresentanza dell'Autorità Nazionale Palestinese (ANP) in Italia. Detto, fatto e rispedita al mittente, senza tanti complimenti. Sebbene sia già da circa un ventennio che la diplomazia dello Stato italiano abbia abbandonato la precedente, autonoma, linea di non belligeranza con gli attori politico-diplomatici che si affacciano sul Mediterraneo, allineandosi disciplinatamente alla linea aggressiva del sionismo internazionale: questo episodio conferma che i posti di frontiera italiani hanno subito un trasferimento definitivo di sovranità verso l'Unione (imperialista) Europea e, sovra determinata, all'Ambasciata israeliana. Che ha dimostrato di essere in posizione tale da permettersi di imporre i propri diktat coloniali ad uno dei suoi stati fondatori (Italia) facendogli negare i permessi d'ingresso (visti) rilasciati da un altro (Olanda): facendogli assumere una posizione in aperto contrasto con il Parlamento europeo, dietro cui invece si nasconde quando si deve difendere dall'accusa di disumanità per omissione di soccorso dei migranti africani, lasciati schiavizzare nella tratta della vergogna tra Nord Africa ed Europa. Deboli con i forti e prepotenti con gli indifesi è la cifra del sionismo, mutuata nella gestione delle frontiere dell'Italia di oggi. Basta una chiamata dell'ambasciata di uno Stato o l'accondiscendenza di un qualche funzionario italiano collocato al “posto giusto” dal lobbismo sionista, per ritrovarsi ad assistere alla vergognosa sceneggiata di una icona della Resistenza internazionale al colonialismo e all'Apartheid, trattata come persona non grata alle frontiere di un paese che di autodefinisce antifascista, ma che non ha esitato a consegnare le chiavi delle proprie frontiere ai contemporanei nazisti.

Non bisogna però fraintendere gli avvenimenti, in realtà non si tratta di subalternità dello Stato italiano a quello israeliano, bensì dell'integrazione del primo al dispositivo internazionale sionista, in quanto avanguardia più reazionaria dell'imperialismo. Una condivisione strategica della borghesia internazionale sionista – a quale religione o etnia appartengano le sue componenti, non è più un problema... -, che si sta coesionando sugli stessi interessi di profitto, secondo una gerarchizzazione di “potenza di capitale”, applicando una uniforme strategia politico-militare nella spartizione del pianeta ed assoggettamento controrivoluzionario delle classi e dei popoli che provano a resistergli.

Questa emblematica vicenda, come le tante altre ben più gravi, che l'hanno preceduta e che la seguiranno, deve far riflettere sul fatto che l'unica vera contrapposizione a questo aggressivo blocco di potere imperialista è la costruzione di un moderno internazionalismo proletario e popolare che, faccia della Resistenza di classe e popolare il primo, non unico, ma imprescindibile passo verso l'emancipazione dallo sfruttamento e l'oppressione “globalizzate”.

Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.
 

FrontePalestina newsletter

Stay informed on our latest news!

Abbonamento a FrontePalestina newsletter feed

Accesso utente