Appelli e Comunicati

PER LA VERITÀ STORICA. CONTRO LE MENZOGNE MEDIATICHE SUL 25 APRILE

«l’antifascismo deve essere inteso come lotta contro chi minaccia le libertà individuali, nega la giustizia sociale e discrimina i cittadini ... »

1° Congresso ANPI - Roma, 6-9 dicembre 1947

Ci ha lasciato basiti la decisione di non partecipare alla manifestazione romana organizzata dall'ANPI del 25 Aprile, nel 70° anniversario della Liberazione dell'Italia dal nazifascismo, da parte dell'Associazione Nazionale Ex Deportati (ANED). Soprattutto nelle motivazioni addotte dal vicepresidente Eugenio Iafrate, presente alla riunione organizzata proprio dall'ANPI di Roma, nella Casa della Memoria, giustificate col clima di intolleranza che aleggiava nella discussione e per la presenza di organizzazioni su cui lui stesso ha dichiarato che “non si capisce a che titolo presenti”. Citandoci nella sua sibillina chiamata di correo.

Il vicepresidente non ha spiegato, però, che gli unici momenti di intolleranza nella discussione, sono state le ripetute interruzioni a cui venivano sottoposti i relatori sgraditi dai sedicenti rappresentanti della Brigata Ebraica presenti che, non in grado di argomentare politicamente le loro ragioni, si sono lasciati andare fino a dare dei “fascisti” alla maggioranza dei presenti in sala. I quali, rumoreggiando indispettiti per gli insulti ricevuti, hanno indotto il più facinoroso - intervenuto “a titolo personale”-, ad abbandonare la sala.

Un silenzio, da parte di Iafrate, che ricorda quello, assordante, relativo alle aggressioni di piazza da parte degli squadristi della Lega Ebraica Difesa (LED), proprio il 25 Aprile dello scorso anno, contro i militanti filo-palestinesi, colpevoli solo di voler sventolare la bandiera palestinese. Si direbbe proprio che questo signore abbia una approccio a geometria variabile sul concetto di intolleranza, a seconda della “comunità” responsabile, più o meno biasimabile.

Secondo noi la motivazione reale del passo indietro del suddetto e, di conseguenza, dell'ANED, sta nell'incapacità di accettare che nella manifestazione del 25 Aprile, che dovrebbe esaltare i valori più importanti della Resistenza partigiana, come la lotta contro l'occupazione straniera, la segregazione e leggi razziali e il colonialismo, possano sventolare bandiere palestinesi. Di un popolo che da oltre 60 anni si batte per questi valori universali, che non possono essere di “qualcuno” in particolare.

Lo denuncia il fatto che lo stesso vicepresidente, già nelle prime battute della discussione, fatto un rapido calcolo dei “rapporti di forza” politici nella sala - prevedibile riflesso delle prospettive in piazza -, abbia subito preannunciato il ritiro dell'ANED dall'adesione alla manifestazione. Senza neanche prendere in considerazione gli argomenti della discussione, le proposte e le conclusioni del presidente dell'ANPI. Tutte le persone perbene presenti, potrebbero testimoniarlo. Accampare scuse per non affrontare il confronto e la realtà, non crediamo sia il modo migliore per onorare la memoria dei deportati italiani uccisi dal nazifascismo o sopravvissuti.

Diretto e, paradossalmente, più apprezzabile è stato invece il “chiamarsi fuori” della comunità ebraica, che attraverso Riccardo Pacifici, a mezzo stampa ha ribadito che “... non ci saremo anche perché i palestinesi, che saranno al corteo, durante la guerra erano alleati dei nazisti…". Una balla storica e una idiozia, al contempo.

Spericolata è l'operazione di strumentalizzare il filo-nazista Gran Muftì di Gerusalemme (Amīn al-Husaynī, nominato dall'Alto Commissario britannico), per tentare di “schiacciare” l'intero popolo palestinese sotto l'ombra cupa di quella controversa figura e, quindi, di riflesso negare la partecipazione dei partigiani palestinesi, che resistono contro l'Apartheid e il colonialismo, a cui sono sottoposti dal 1948 ad oggi.

Sarebbe come affermare che gli antifascisti italiani non possono partecipare alle celebrazioni del 25 Aprile perché il Duce era… italiano! Un'idiozia, appunto.

Tanto più che il cinico smemorato, nello strumentalizzare la Brigata Ebraica (1944), dovrebbe meglio ricordare il fatto storico, incontrovertibile, che questa, inquadrata nelle truppe coloniali britanniche, fu derivata dal precedente Reggimento Palestina (1942), che era diviso in due battaglioni: uno di ebrei e l'altro di palestinesi. Con questi ultimi che furono massacrati in abbondanza nella Battaglia di Bengasi e negli altri tentativi di fermare l'avanzata nazi-fascista per la conquista dell'Egitto.

Sulla legittimità della partecipazione della Brigata Ebraica alle celebrazione del 25 Aprile, dire che qualcuno si è opposto, è una menzogna. Chi lo afferma mente sapendo di mentire. Chiunque sia. Nessuno, in nessun momento della discussione, ha posto il problema. Che invece è rappresentato dalla strumentalizzazione che della stessa BE viene portata avanti dai sionisti. Scaltramente la usano come un Cavallo di Troia, per legittimare lo Stato sionista e i suoi misfatti contro gli arabi. Così facendo, delegittimandola loro stessi.

Pelosa ci sembra quindi la “lezione” di storia che agli antifascisti e agli antisionisti, sempre a mezzo stampa, vogliono impartire esponenti politici come l'assessore capitolino allo Sport, con delega alla Memoria (?) Paolo Masini che, forse per tenersi buona qualche lobby, non perde occasione per tentare di rinforzare il “mito” della Brigata Ebraica e del suo contributo alla Liberazione dell'Italia dal nazifascismo. Costruito, però, per ragioni che con la “memoria” storica hanno poco a che fare.

Per rigore scientifico vale la pena sottolineare che tale “mito” non ha ragione di sussistere. Infatti come afferma sul suo stesso sito la BE (www.brigataebraica.org) “La campagna d’Italia della Brigata Ebraica è durata poco più di un mese. Le operazioni per forzare il fronte del Senio le sono costate poco più di 40 vittime fra morti e dispersi...”. In poche parole, questa struttura sionista – composta da coloni ebrei in Palestina - ha “contribuito” alla Liberazione dell'Italia nelle ultime settimane della guerra, quando le sorti della stessa erano decise e si sapeva quale era il carro (armato) del vincitore. Con un tasso di perdite pari allo 0,02% dei circa 240 mila combattenti caduti in Italia, tra antifascisti italiani - dalle differenti convinzioni politiche e credenze religiose - e “alleati” delle più differenti nazionalità ed etnie (fonte: www.resistenzaitaliana.it).

Sembrerebbe una macabra contabilità, ma invece è la cruda verità storica, fotografata nell'impietosa statistica dei contributi alla lotta di Liberazione dell'Italia. Che rende irricevibile tanto rumore mediatico e la pretesa, da parte dei rappresentanti della Brigata ed affini, di godere di una sorta di “diritto di veto”, nel decidere chi debba o meno partecipare alle celebrazioni della Resistenza partigiana o su chi è “antifascista” oggi.

Infine riteniamo risibile l'argomentazione dei rappresentanti della Brigata Ebraica, di fronte alle proteste circa la presenza in tali occasioni della bandiera dello Stato sionista, ormai simbolo mondiale di segregazione e colonialismo, in un disperato tentativo di mistificazione, tentano di confonderla con quella della BE (che fu consegnata alla Brigata il 3 aprile 1945 in località Brisighella e costituita da bande verticali azzurro-bianco-azzurro con stella di David giallo-dorata al centro). In realtà questa assomiglia più alla bandiera del Guatemala, che non a quella dell'Entità sionista.

 
bandiera della Brigata ebraica                                                bandiera israeliana

Per tutti i motivi precedentemente elencati, come struttura nazionale, respingiamo la campagna mediatica orchestrata dai sionisti e loro accoliti, mirata ad occultare i reali motivi del ritiro di adesione alla manifestazione del 25 aprile organizzata dall'ANPI. Ribadiamo che anziché di una decisione per motivi religiosi o di ordine pubblico, si tratta di una scelta politica maturata nella consapevolezza che l'incontro tra la memoria dei partigiani antifascisti di ieri con la realtà dei partigiani antifascisti e antisionisti di oggi, rappresenta una continuità storica che manderebbe definitivamente in soffitta, il tentativo di legittimare regimi segregazionisti e colonialisti, strumentalizzando le immense sofferenze causate dal nazifascismo.

Il 25 aprile saremo in piazza negli universali valori della Resistenza Partigiana, dunque esprimendo il nostro appoggio alla lotta di liberazione del popolo palestinese e a tutti i popoli che resistono alla guerra imperialista, alle invasioni e occupazioni militari e al razzismo.

Fronte Palestina

Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.
 

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