Appelli e Comunicati

Il sionismo ha paura ed invoca la Procura

In questo inizio del 2019 abbiamo avuto il “piacere” di ricevere una comunicazione del Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Milano Elisabetta Meyer che notifica la richiesta del Pubblico Ministero Leonardo Lesti di proroga di indagine nei confronti di 9 compagni, per una serie di ipotesi di reato riconducibili ad una presunta manifestazione non autorizzata tenutasi in occasione del 25 aprile 2018 in Piazza San Babila a Milano.

È questa l’interpretazione che questi magistrati, evidentemente sensibili alle sirene sioniste, danno alla contestazione della partecipazione dell’Associazione Amici di Israele e della “risuscitata” Brigata Ebraica al corteo del 25 aprile. Contestazione che si svolge da alcuni anni con la partecipazione di centinaia di antifascisti che hanno chiaro il carattere principale del fascismo: l’oppressione dei popoli. Per questo denunciano apertamente il sionismo oppressore del popolo palestinese e la provocazione sionista di voler presenziare alla manifestazione nazionale in occasione della liberazione dal nazifascismo del 25 aprile.

È contro questa determinazione politica che il Procuratore Lecci chiede altro tempo per un’indagine che ha l’obiettivo palese di perseguitare chi si oppone al genocidio dei palestinesi e si contrappone alla truffa sionista. Lo chiede con quattro paginette di vuote parole, vuoti articoli del Regio Decreto, in cui finge di non sapere di cosa sta parlando. Allora glielo ricordiamo noi, che di paura non ne abbiamo, sapendo di essere schierati apertamente e consapevolmente con un popolo che resiste alla violenza sionista da oltre ottanta anni.

Il nocciolo della questione infatti non è l’articolo del c.p.p. che arriva al grottesco accusandoci di “aver partecipato a manifestazione non autorizzata” riferendosi al corteo del 25 aprile 2018 (per inciso abbiamo anche partecipato a quello del 2017-2016-2015-2014 e certamente parteciperemo a quello del 2019). Banalmente si vuole criminalizzare chi ha partecipato, essenzialmente per i motivi per cui ha scelto di farlo.

Tutti i partecipanti sono antifascisti, antirazzisti, antinazisti e antisionisti scesi in piazza per ricordare ed onorare la giusta e sacrosanta Resistenza armata dei partigiani italiani, ma anche per ricordare i valori per cui i partigiani hanno combattuto, ovvero per la giustizia, contro ogni forma di oppressione e per il diritto alla resistenza dei popoli oppressi. Valori che oggi vogliamo rilanciare anche con la denuncia del ruolo dello Stato sionista come agente attivo della tendenza alla guerra imperialista che si evidenzia ad esempio nelle centinaia di bombardamenti che esso ha effettuato in Siria, in Palestina oltre alle continue aggressioni dei paesi mediorientali negli ultimi tempi.

Ogni essere umano che si sente legato a questi valori, non può restare in silenzio e permettere che il corteo che ricorda la Resistenza italiana sia infangato da chi arriva a sostenere apertamente il genocidio di un altro popolo.

Pensiamo in particolare che anche questa ridicola richiesta di proroga di indagine con il suo chiaro intento politicamente intimidatorio vada considerata emblematica del clima repressivo nei confronti delle determinazioni e delle lotte proletarie. Clima che la magistratura milanese cerca di instaurare nella nostra città come si è chiaramente evidenziato nella condanna del 8 gennaio nei confronti di diversi compagni del SI-Cobas e del C.S.A. Vittoria ad anni di galera per aver partecipato ai picchetti della sciopero dei lavoratori della DHL di Settala, e nell’inchiesta ancor più provocatoria con l’accusa di “associazione a delinquere” che ha portato all’arresto di 9 compagni del Collettivo Giambellino attivi nella lotta per il diritto alla casa nel loro quartiere.

I partigiani erano chiamati “banditi” dai regimi nazi-fascisti e oggi i militanti delle lotte per i diritti sociali sono da questa magistratura definiti “delinquenti”. Cambiano tempi e condizioni ma gli schemi repressivi si perpetuano.

Naturalmente noi non ci facciamo intimidire e invitiamo tutti coloro che hanno a cuore i valori della Resistenza e la difesa degli interessi dei proletari a mobilitarsi in difesa delle lotte e dell’organizzazione proletaria nella nostra città partecipando con questi contenuti alla scadenza del 25 aprile di quest’anno.

Compagni indagati per il 25 aprile 2018
 


Costruiamo insieme un 25 aprile di lotta

Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.
 

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