Appelli e Comunicati

25 APRILE 2017: DOVE ERANO LA STORIA E LA MENZOGNA?

Passata ’a nuttata, sul 25 Aprile è giunta l’ora di fare un sintetico bilancio sugli avvenimenti. Iniziamo dai conteggi numerici. Con la solita tracotanza, con delirio di onnipotenza, la “comunità ebraica di Roma”, a precedere le iniziative della Giornata della Liberazione, ha affisso qualche manifestino autoconsolatorio, sfidando l’ANPI a “scoprire chi porterà più persone alle rispettive manifestazioni del 25 Aprile”.

Perciò, contiamo. A Roma, in via Balbo, al sit-in promosso dalla “comunità ebraica”, i conti sono rapidi: esclusi addetti alla sicurezza, un affollato parterre di politici “a gettone” e un nugolo di giornalisti del circo mediatico, erano presenti qualche decina di “israeliani". Al corteo dell’ANPI di Roma, affollato come non mai in questo secolo, erano presenti circa 5 mila persone.

Tra le quali I PARTIGIANI, quelli VERI, che hanno partecipato ”di persona” alla RESISTENZA antinazifascista. E poi tanti giovani e proletari, militanti di forze politiche progressiste, di sindacati, associazioni solidali e organizzazioni sociali. Tutti per niente infastiditi, bensì accoglienti e a proprio agio con i rappresentanti dei palestinesi e le loro numerose bandiere. Così come con quelle di altri popoli che resistono all’imperialismo e al colonialismo. Molti motivati a partecipare dalle stesse, autolesioniste, prese di posizione sioniste e piddine.

Passiamo ai conti politici. "La storia è qui, tutto il resto sono menzogne” ha sentenziato l’arrogante sionista Ruben Della Rocca, inveendo contro la manifestazione partigiana dell’ANPI. Pensandoci lui stesso a svelare “dove” stessero le menzogne, questo signore ha pateticamente cercato di annoverare Israele tra gli Stati alleati che effettivamente parteciparono alla Campagna d’Italia, sentenziando, mentre sventolava la bandiera israeliana, che “questi sono gli eserciti alleati che hanno liberato l’Italia e non esistono altre bandiere”. Addirittura lamentandosi del protocollo dell’iniziativa, redarguito per l’assenza di quella israeliana tra le bandiere esposte. Talmente uso alla menzogna, il tipo, da non badare al “dettaglio” storico per cui lo stato sionista semplicemente non esisteva nell'Aprile del 1945…

A rafforzare le cosiddette verità dei sedicenti “veri partigiani”, la comunità ebraica di Roma ha messo su un teatrino politco-mediatico, pasticciando una corte dei Miracoli trasversale di cosiddetti “antifascisti”, che hanno avuto la spudoratezza di mettersi in posa a favore di telecamere, propinando la loro untuosa retorica. Ma chi erano questi “campioni” delle verità storiche?

La vicepresidente del Consiglio Maria Elena Boschi, rampolla di un noto banchiere truffatore, non nuova a gaffe sui “veri partigiani”, non ha perso occasione di schierarsi dalla parte della menzogna; dimostrando ancora una volta come la conoscenza della Storia non sia il suo forte. Parlando di conti off shore o, chissà, di scarpe “tacco 12”, probabilmente si sarebbe potuta trovare più a suo agio.

E’ intervenuto anche il parlamentare voltagabbana Fabrizio Cicchitto, pidduista di prima generazione (loggia P2 fascicolo n. 945, tessera 2232, iniziazione 12 dicembre 1980), di cui ci si aspetterebbe esperto di massoneria anziché di Resistenza, il quale, riportano le cronache, si è sorprendentemente unito al coro di chiusura comizio intonando “Bella Ciao”.

Che dire, poi, di Renato Brunetta, che sembra ripreso pari-pari da una vecchia canzone di De André, anche per la sua “fermezza”, dimostrata quando, da ministro, equiparò le donazioni di sangue all'assenteismo. O quando, non molto tempo fa, affermò che “i finanziamenti per la Shoah erano una marchetta del PD”. Ovviamente, a proposito di “marchette”, anche in quel caso si rimangiò tutto nel giro di poche ore, per poi ritrovandocelo ieri a fare il giullare di corte (sionista).

Per la presenza del trombato democristiano Casini: per lui nomen omen. In fondo c'era da aspettarselo che un tale professionista della “poltrona”, non si sarebbe fatto sfuggire il “gettone presenza”.

Per non parlare di Matteo Orfini, che più che un “patriota” - d' Europa… -, dovrebbe essere definito un padrino, visto la partecipazione del “suo” PD in Mafia Capitale e il consociativismo con neofascisti, stragisti e antisemiti, come Massimo Carminati.

Riguardo gli anni '70, quindi, invece che dedicarsi alla “profilazione e schedatura” dei nostri compagni, gli agenti dell'ambasciata israeliana avrebbero potuto approfondire sulle connivenze antisemite del loro partito di riferimento - pidd(u)ino - per il quale, similarmente, pecunia not olet…

Se queste erano le figure politico-istituzionali chiamate a fare da garanti della “verità” sulla Resistenza antinazifascista, riscritte da sedicenti “veri partigiani” sionisti, è stato un bene che non abbiano partecipato alla grande e popolare manifestazione organizzata dall'ANPI a Roma.

Più che doverosa, riteniamo, sia stata la contestazione alla loro partecipazione a quella milanese, così come lo stesso trattamento riservato agli “Amici d'Israele”, malcelati nella strumentalizzazione di una truppa coloniale (Brigata Ebraica) dell'Impero Britannico. Dolosamente “dimentichi” del sacrificio dei partigiani di origini ebraiche morti combattendo nelle fila delle Brigate Garibaldi e di altre formazioni, che più che la colonizzazione della Palestina, avevano in testa l'ideale della costruzione di un mondo senza padroni: il Comunismo.

Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.
 

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