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Da “La Stampa” del 1° settembre 2018: «Medio Oriente. Trump taglia tutti i fondi ai palestinesi. Via i finanziamenti Usa all'agenzia Onu Unrwa. L'Amministrazione Trump ha tagliato tutti i fondi destinati ai palestinesi attraverso l'agenzia Onu Unrwa».

Da qualche anno la Palestina sta vivendo evidentemente una delle peggiori fasi della sua lotta di liberazione: alla vile e spietata occupazione si sono aggiunte la collaborazione di Fatah con Israele, la divisione tra Hamas e Anp, la crisi della sinistra che non riesce a proporre ed opporre una propria prospettiva per la Liberazione.

La dichiarazione seguente è stata rilasciata dalla Sezione Prigioni del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina per commemorare il diciassettesimo anniversario dell’assasinio di Abu Ali Mustafa.

I principali prigionieri palestinesi del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina sono stati trasferiti lo scorso mercoledì 29 agosto in diverse occasioni dopo aver rilasciato alcune dichiarazioni politiche pubbliche, mentre nella prigione di Megiddo è aumentata la tensione tra i prigionieri politici palestinesi e l'amministrazione carceraria dell’occupazione israeliana.

Ahed Abu Ghoulmeh è stato improvvisamente trasferito dalla prigione di Hadarim alla prigione di Ramon, mentre Wael Jaghoub è stato trasferito alla prigione di Gilboa. Mohammed Musa Abu Khdeir è stato trasferito dalla prigione di Nafha a quella di Ramon. Inoltre, secondo il Centro Handala per i prigionieri e gli ex prigionieri, tutti i leader del FPLP nel carcere di Megiddo sono stati segregati nelle celle di isolamento a seguito delle proteste all'interno della prigione contro le pessime condizioni e le continue violazioni dei loro diritti.

Scriviamo oggi come prigionieri palestinesi del Fronte popolare per la Liberazione della Palestina, detenuti nelle carceri israeliane per la nostra partecipazione alla lotta per la liberazione della nostra terra e del nostro popolo dal colonialismo e dall'occupazione. Oggi estendiamo la nostra solidarietà ai prigionieri nelle carceri degli Stati Uniti che partecipano allo sciopero nazionale carcerario iniziato il 21 agosto, combattendo lo sfruttamento, il razzismo e il capitalismo dal cuore delle prigioni imperialiste.

Iniziamo esprimendo il nostro lutto per George Jackson, il rivoluzionario incarcerato e martire della lotta per la liberazione nera. Lo sciopero sta iniziando nel 47° anniversario del suo martirio, un evento che fu riconosciuto in Palestina e in tutto il mondo in quel momento come un assassinio di una vera voce della lotta di classe negli Stati Uniti. Come prigionieri palestinesi, sappiamo anche che George Jackson era un internazionalista e che le opere del poeta palestinese Samih al-Qasem - che parlavano di reclusione e resistenza sono state trovate nella sua cella dopo il suo assassinio. Oggi scriviamo per forgiare ancora una volta questa connessione nella lotta, nonostante le nostre diverse circostanze.

Nel 1917 il futuro primo presidente di Israele Chaim Weizmann, interrogato dal filosofo Arthur Ruppin (anch’egli convinto sionista), riguardo i possibili rapporti degli immigrati ebraici con la popolazione nativa palestinese, rispose in modo seccato: “gli inglesi ci hanno assicurato che in Palestina ci sono solo qualche migliaio di kushim (negri) che non contano nulla”.

La legge approvata il 19 luglio 2018 dal governo sionista pare abbia indignato molti, ma a dire la verità non molto. Un provvedimento esaltato dal premier Benyamin Netanyahu che l’ha definito “un momento chiave negli annali del sionismo e dello stato di Israele” e condannato dall’opposizione (con i testa i partiti arabi), dai palestinesi e dalla stessa Unione europea. A parole.

Dalla sua nascita nel 1949 la United Nations Relief and Works Agency for Palestine Refugees in the Near East [Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei rifugiati palestinesi nel Vicino Oriente] (UNRWA) è stata sul punto di andare in pezzi ad ogni momento a causa del suo legame con fattori politici, giuridici e umanitari relativi alla causa palestinese. La situazione politica ha spianato la strada affinché giocasse il ruolo di “carta di pressione politica”, non da ultimo perché riguarda direttamente le vite dei rifugiati del problema più complicato nella storia contemporanea.

L’agenzia è stata fondata in base alla risoluzione 302 dell’Assemblea Generale dell’ONU, connessa alla risoluzione 194 approvata un anno prima, relativa al diritto al ritorno dei profughi palestinesi alla loro terra. Quest’ultima risoluzione ha aggiunto una dimensione politica alla decisione di fondare l’UNRWA, soprattutto nei termini di un contributo positivo al ritorno dei rifugiati alle loro case, da cui erano stati espulsi con la forza – qualcuno l’ha chiamata una “pulizia etnica” – dalla creazione dello Stato di Israele.

Ebbene sì, alla fine ce l’hanno fatta ! La Knesset, nella notte tra il 18 e il 19 luglio ha votato la legge fondamentale (Basic law, la 14ª dello Stato) per cui Israele è Stato ebraico, per gli ebrei, degli ebrei, solo per gli ebrei e degli ebrei di tutto il mondo. Era nell’aria da tempo, da anni. Si attendeva solo il momento propizio. Ora è arrivato. Come dargli torto?

Il Consiglio di sicurezza dell’Onu nel dicembre 2016 condanna la politica di colonizzazione e ne ordina la cessazione, richiamando tutte le precedenti risoluzioni disattese, ma la colonizzazione prosegue senza un attimo di interruzione; anzi, con legge retroattiva si regolarizzano anche gli avamposti illegali secondo la stessa legge israeliana.

Ayman al-Najjar e Muhannad Hammuda, rispettivamente 24 e 25 anni, assassinati dall'esercito di occupazione nel campo profughi di Jabalia (a nord della striscia di Gaza) la mattina presto del 29 luglio 2018. Entrambi membri del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina.

I martiri non muoiono mai! Viva la resistenza palestinese!

La diciassettenne adolescente palestinese Ahed Tamimi  e sua madre, Nariman Tamimi, sono state rilasciate dalle prigioni di occupazione israeliane la mattina di domenica 29 luglio 2018 dopo aver scontato otto mesi di detenzione in carcere.

Ahed e sua madre erano state arrestate il 19 dicembre 2017, dopo che un video di Ahed, in cui affrontava i soldati di occupazione nella terra della propria famiglia nel villaggio di Nabi Saleh, compresa la scena dello schiaffo a un soldato, era diventato virale sui social media.

Il capo della coalizione “Lista Araba Unitaria” [tra partiti arabo-israeliani, ndtr.] alla Knesset (parlamento) israeliana, Aymen Odeh, ha descritto l’approvazione della razzista “Legge sullo Stato-Nazione ebraico” come “la morte della nostra democrazia.”

Veramente Odeh crede che, prima di questa legge, lui abbia vissuto in una vera democrazia? Settant’anni di supremazia degli ebrei israeliani, genocidio, pulizia etnica, guerre, assedi, incarcerazioni di massa, numerose leggi discriminatorie, tutte cose volte alla vera e propria distruzione del popolo palestinese avrebbero dovuto fornire prove sufficienti, per cominciare, che Israele non è mai stato una democrazia.

Comunicato stampa del 23 luglio 2018

Tre barche navigano con scorte di medicinali: Al Awda (The Return), un grande peschereccio convertito; Freedom, una grande nave a vela; e Falestine, una nave a vela più piccola. Una quarta barca, Mairead, non salperà in questo momento. Un altro porto siciliano, Messina, ha aperto le sue braccia alla Flotilla come al solito con una serie di meravigliosi eventi comunitari, e siamo grati per la loro solidarietà.

Il Fronte Democratico per la Liberazione della Palestina ha sottolineato che il popolo palestinese ha il diritto di difendersi dall'aggressione e dalla brutale escalation israeliana che ha portato all'uccisione di due minorenni e a dozzine di feriti tra i civili, colpendo distruggendo molti siti residenziali in tutta la striscia di Gaza.

Il FDLP ha dichiarato che l'escalation israeliana contro il popolo palestinese nella Striscia rientra nel quadro della guerra aperta di aggressione contro i gazawi iniziata lo scorso 30 marzo, che ha portato a oltre 145 martiri uccisi con proiettili sparati dai cecchini e oltre 16000 feriti, che mira a infliggere maggiori perdite tra le file del nostro popolo che si ribella contro l'assedio israeliano, tentando di infrangere la loro volontà soggiogandola politicamente.

Comunicato stampa: Appello per Gaza

La già drammatica situazione nella Striscia di Gaza sotto decennale assedio e embargo si è aggravata ulteriormente nelle ultime ore, con bombardamenti israeliani che stanno causando vittime civili e che si aggiungono allo stillicidio di morti e feriti delle manifestazioni della Grande Marcia del Ritorno prese di mira da cecchini e artiglieria israeliane.

Almeno due adolescenti uccisi, molti palestinesi feriti in quello che il leader israeliano Netanyahu chiama “il colpo più duro” dal 2014. Fonti mediche ufficiali a Gaza affermano che attacchi aerei israeliani hanno ucciso due adolescenti e ferito almeno altri 14 palestinesi nella Striscia di Gaza assediata, in quella che l’esercito israeliano ha descritto come una delle sue più vaste operazioni dal 2014.

Sabato sera il primo ministro Benjamin Netanyahu ha detto che Israele ha inflitto il suo “colpo più duro” ad Hamas dalla guerra del 2014 con una serie di attacchi aerei ed ha minacciato di intensificarli, se necessario. I due morti palestinesi sono stati identificati dal portavoce del ministero della Salute di Gaza Ashraf al-Qidra come Amir al-Nimra, 15 anni, e Luay Kahil, 16 anni, entrambi colpiti da bombe degli attacchi aerei nel quartiere Katiba di Gaza City.

Una coalizione di donne da Gaza chiede sostegno alle associazioni femministe di tutto il mondo per aiutare a porre fine all'assedio. L'Alto Comitato della Grande Marcia del Ritorno e la Rottura dell'Assedio sta organizzando per martedì 03 luglio la prima marcia delle donne dall'inizio delle proteste del 30 marzo.

Gli organizzatori invitano le donne di tutto il mondo a sostenere le donne della Palestina per porre fine a 70 anni di occupazione e oltre un decennio di blocco e assedio. In un comunicato stampa gli organizzatori hanno invitato tutte le donne sia individualmente sia come gruppi o collettivi a partecipare all'iniziativa aiutando a dar voce a chi non ha voce, per gettare luce sulla sofferenza e l'ingiustizia che colpisce il popolo palestinese da decenni, costretto sotto l'occupazione israeliana.

L'Alto Comitato della Grande Marcia del Ritorno si augura che le donne di tutto il mondo si uniscano alle proteste, sia a Gaza sia organizzando iniziative di solidarietà nei propri paesi, per chiedere la fine del blocco israeliano di Gaza imposto nel 2006 e che persevera da 12 anni, che ha interessato tutti gli aspetti della vita, dall'economia alla salute, all'educazione, all'accesso e alla libertà di movimento, all'agricoltura, alla pesca e agli sforzi di ricostruzione dopo tre devastanti bombardamenti israeliani.

“Con gli occhi di una bimba di Chatila
la saggezza delle Montagne
e lo spirito dei Fedayn
proviamo a Restare Umani”

Così inizia il documento redatto dai compagni di Salerno del Colletto Handala, che da anni segue e supporta la causa palestinese organizzando iniziative territoriali e partecipando a delegazioni e viaggi nei campi profughi palestinesi.

Il collettivo Palestina Rossa pubblica e condivide con estremo interesse il documento, per gli spunti di riflessione proposti, per le critiche riportate al movimento di solidarietà italiano e per le proposte suggerite. Un'analisi precisa, seppur non approfondita per alcuni contesti, ma con una chiara chiave di lettura di classe che attraversa il decorso degli ultimi anni dell'intero Medio Oriente.

Cari compagni/e, cari amici/che,

quando si è in questi luoghi sinistri da ormai una “piccola eternità”, durante le iniziative di solidarietà si viene sempre travolti da una grande emozione, così inizio il mio discorso rivolgendo a tutti i miei più calorosi saluti.

In questo momento di grandi lotte sapervi riuniti oggi a Parigi mi riempie di forza, scalda il mio cuore e soprattutto mi rafforza nella convinzione che è assumendo sempre più il terreno della lotta anticapitalista e antimperialista che portiamo il sostegno più significativo a coloro che da decenni resistono dietro le abominevoli mura della prigione.

Chiaramente non è cercando inganni giudiziari qua e là che riusciremo a far fronte alla persecuzione criminale dei “servi del capitale” di cui sono oggetto i resistenti prigionieri, ma piuttosto affermando la incrollabile determinazione nella lotta contro il loro sistema criminale e moribondo. Sappiamo tutti, compagni e compagne, che in ultima istanza è in funzione di un certo rapporto di forze che si riesce a strappare i nostri compagni dagli artigli del nemico. Quest'ultimo lascia la presa solo quando si rende chiaro che il mantenimento in prigionia di questi protagonisti rivoluzionari pesa di più nel processo di lotta in corso della minaccia inerente alla loro liberazione. Non si tratta di comportarsi come se non lo sapessimo che la suddetta giustizia è sempre una giustizia di classe al servizio di una politica di classe inscritta nella dinamica globale di una guerra di classe a livello nazionale e internazionale. Certo, ci sono le conquiste sociali che ci permettono di condurre battaglie sul terreno giudiziario ed è inutile ricordare che dobbiamo condurre queste battaglie; ciò non toglie il fatto che arriva un momento in cui bisogna rendersi conto che la cosiddetta “ragion di Stato” farà sempre sì che la borghesia si regga sulle proprie leggi quando i suoi interessi sembrano richiederlo. Certo dopo tanti anni di prigionia ci sono e ci saranno sempre tra le nostre fila “amici” e “solidali” che chiedono che si faccia ancora qualcosa nell'ambito giudiziario e che forse questa volta, etc.

Comunicato stampa
Il FPLP condanna l’aggressione ai manifestanti ad al-Saraya
e sottolinea il diritto del nostro popolo a manifestare

Il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina ribadisce il diritto del nostro popolo a portare avanti la propria lotta nazionale e democratica per la fine della divisione politica e le sue catastrofiche conseguenze sul nostro popolo, tra cui le sanzioni punitive imposte alla popolazione della Striscia di Gaza, e per l’attuazione della riconciliazione e dell’unità nazionale.

Il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina ha sottolineato che il rinnovo della detenzione amministrativa di quattro mesi inflitto alla leader Khalida Jarrar non condizionerà l’impegno del suo ruolo e dei suoi alleati nella resistenza all'occupazione.

Il Fronte ha rimarcato che tali pratiche sioniste rappresentano un tentativo per reprimere i capi rivoluzionari palestinesi che possono influenzare il corso degli sviluppi nella Palestina occupata, soprattutto in relazione agli attacchi dell'occupazione in Cisgiordania, all'assedio e all'imposizione di sanzioni contro la Striscia di Gaza nonché al tentativo di imporre il cosiddetto “affare del secolo”.

Il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina sollecita la continuazione del movimento popolare nella Cisgiordania occupata e in tutta la Palestina per affrontare l'occupazione e le politiche dell'Autorità palestinese.

Il FPLP ha elogiato le masse del popolo palestinese in Cisgiordania che sono scese in piazza domenica sera a Ramallah e a Dheisheh organizzando manifestazioni di massa a sostegno del nostro popolo e per costruire una continua pressione sull’Autorità palestinese per porre fine al crimine di sanzioni contro la Striscia di Gaza.

Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.
 

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