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Il Fronte Popolare ha dichiarato che non parteciperà alla sessione del Consiglio Nazionale Palestinese (PNC) prevista per il 30 Aprile a Ramallah dopo la scelta unilaterale di convocarla senza un consenso unitario ed una partecipazione collettiva.

Dopo i colloqui intercorsi lo scorso 18 Aprile tra le delegazioni di Fateh e del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, il Fronte ha sottolineato che non potrà accettare un PNC convocato sotto occupazione e in violazione agli accordi nazionali palestinesi per la ricostruzione delle istituzioni dell'OLP sulla base di un programma di resistenza nazionale; convocare tale sessione a Ramallah non farà che incrementare ulteriormente la divisione palestinese, la politica monopolistica e l'esclusione.

Venerdì 30 marzo 2018 in Palestina vengono fucilati oltre 20 civili palestinesi da cecchini di Israele. Venerdì 7 aprile 2018, una settimana dopo, altri 12 civili palestinesi fanno la stessa fine sempre per mano di cecchini posti sulle alture da dove comodamente prendono la mira.

Dal 30 marzo in poi cala il silenzio da parte dei sostenitori del genocidio palestinese, in particolare dalle comunità ebraiche ma anche da parte di alcuni dirigenti dell’ANPI, dimostrando che degli oltre 30 civili palestinesi gliene frega nulla, anzi...

Innanzitutto prendiamo atto con soddisfazione che il tentativo di intimidazione a mezzo stampa, condotto dalla strana coppia ANPI-Ambasciata israeliana, ha gremito oltre il previsto la sala dell’iniziativa antisionista organizzata all’Università “Statale” di Milano. La resilienza edgli studenti e dei militanti, la debolezza delle argomentazioni dell’arrogante accoppiata e il ponziopilatismo di un baronato universitario refrattario a complicarsi la vita in piena “Fiera del mobile”, hanno fatto fallire la psico-op criminalizzatrice.

“Comunità ebraica milanese e Anpi insieme per chiedere al rettore della Statale di revocare l’autorizzazione a una iniziativa del “Fronte della Palestina” nell’ateneo, prevista per domani.” Proprio con queste parole i portavoce dell’ambasciatad’israele, riportavano boriosi il tentativo da parte dell’ANPI e dell’ambasciata stessa, la propria intimazione di vietare l’iniziativa studentesca organizzata all’interno dell’ateneo milanese. Notizia subito pubblicizzata dal main stream mediatico, capeggiato dalla stessa RCS (Corriere della Sera e Gazzetta dello Sport) organizzatrice del Giro d’Italia e della sua partenza da Gerusalemme, in quanto capitale della Palestina Occupata dai sionisti. Indubbiamente la triangolazione partitocratico-affarista ANPI-Ambasciata-Media, ha rappresentato un temibile coagulo reazionario, al quale il baronato universitario avrebbe potuto essere sensibile. Una triade che in salsa moderna, ha voluto riproporre, riviste e aggiornate, proprio il trattamento speciale contro l’agibilità politica dell’opposizione antifascista nel Ventennio mussoliniano, comprese le famigerate Leggi sulla Razza, di cui quest’anno ricorre il 70° anniversario. Delle quali proprio il Corriere della Sera fu entusiastico propagandatore.

Il Fronte Popolare per la liberazione della Palestina ha fermamente condannato l'aggressione imperialista britannico-francese e Stati Uniti che ha colpito la Siria con i suoi barbari missili nella notte del 13 aprile. Questa aggressione svela ancora una volta il vero volto degli stati imperialisti, che pretendono di far rispettare il Diritto internazionale e valutare le violazioni dei Diritti umani.

La loro aggressione arriva contro uno stato sovrano con rappresentanza internazionale nelle Nazioni Unite, rappresenta una violazione delle norme e degli standard internazionali. L’attacco già da tempo premeditato è stato deliberato sulla base di un'indagine molto discutibile in merito al presunto utilizzo di armi chimiche.

“Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no”

Primo Levi (dal libro "Se questo è un uomo")

Da ieri i numeri della repressione coloniale della Marcia del Ritorno in Palestina, si sono attestati a livelli di massacro: a fronte di 0 (zero) contusi israeliani e 0 (zero) danni materiali, si contano circa 30 palestinesi assassinati e 2500 feriti. Di cui un terzo dai plotoni d’esecuzione approntati dalle forze d’Occupazione sioniste. Nella Palestina Occupata, in specifico in quello che ormai si può a tutti gli effetti considerare il Lager di concentramento “Gaza”, il Diritto al Ritorno del popolo palestinese è trattato con la brutalità tipica degli eserciti coloniali e delle forze d’occupazione.

Lo scorso 30 Marzo 2018, il compagno Jamil Mizher, membro dell'Ufficio politico del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina e leader del partito in Gaza, a seguito degli attacchi sionisti contro i civili manifestanti in Palestina ha dichiarato:

“Rendiamo omaggio ai martiri che sono sorti oggi, nella Giornata della Terra, durante le manifestazioni in sostegno al Diritto al Ritorno a cui hanno partecipato centinaia di migliaia di persone nella Striscia di Gaza. La Marcia del Ritorno rappresenta un referendum popolare in sostegno dei nostri diritti, in particolare di quello del Ritorno alla propria terra, che non potrà mai essere negoziato. Quest’iniziativa ha sventato tutti i tentativi dell'occupazione di indebolire l'unità del popolo palestinese”.

Le foto che riportiamo in questo comunicato dimostrano meglio di mille parole la natura della concezione genocida dei sionisti nei confronti del popolo palestinese: plotoni d’esecuzione contro i civili che manifestano, cecchini contro gli agitatori – individuati, giudicati con sentenza di morte in una manciata di secondi… -, test di nuove armi sulla popolazione civile (vedi droni lanciagas), uso massiccio di gas lacrimogeni che, di nuovo tipo, devono essere a tutti gli effetti considerati armi chimiche alla luce delle potenziate e criminali conseguenze sul sistema respiratorio, quello nervoso e cutaneo delle vittime.

 

I numeri di ieri sono genocidi, infatti su 17 mila manifestanti ufficialmente dichiarati dai sionisti, ci sono stati nelle prime 12 ore 17 morti e 1600 feriti; ossia circa un morto ogni 1.000 manifestanti e un ferito ogni 10. Neanche un contuso tra i militari delle forze di Occupazione israeliane.

Riportiamo di seguito il nostro intervento al quarto forum internazionale di solidarietà con la Palestina organizzato a Beirut. In allegato le versioni tradotte in arabo ed inglese.

Anche quest’anno torna in Italia e nel mondo la Settimana contro l’apartheid israeliana (Israeli Apartheid Week - IAW)

La IAW è un'iniziativa internazionale, giunta alla sua quattordicesima edizione, che ha l'obiettivo di sensibilizzare l'opinione pubblica sulle politiche di occupazione militare, colonizzazione e apartheid attuate da Israele contro i palestinesi e di promuovere le campagne del movimento BDS per fare pressione su Israele al rispetto dei diritti umani e la legalità internazionale.

Come realtà pro-Palestina e antisioniste, anche quest’anno aderiamo alla manifestazione indetta dall’ANPI a Roma per il 25 Aprile, anniversario della Liberazione dal nazifascismo, e invitiamo tutte le forze politiche e sociali democratiche, antifasciste e anticapitaliste ad una mobilitazione unitaria con contenuti internazionalisti, antisionisti e antimperialisti, la cui portata è ancora più ampia alla luce dell’attuale situazione interna e internazionale.

Quest’anno ricorre infatti l’80° anniversario della promulgazione delle infami “Leggi sulla Razza” da parte dello Stato monarchico e fascista. Oggi ricordiamo e condanniamo quella famigerata legislazione, che però tanto assomiglia a quella attualmente adottata dallo stato sionista, che, unico al mondo, discrimina la popolazione in base al credo religioso, imponendo a milioni di arabo-palestinesi un regime di Apartheid.

Oltre 450 palestinesi incarcerati senza né accuse né processo, seguendo gli ordini della detenzione amministrativa imposti dall’occupazione israeliana, stanno continuando a boicottare i tribunali dell’occupazione per l’undicesimo giorno consecutivo, come parte della protesta in corso per chiedere la fine dell’incarcerazione senza accuse.

I detenuti amministrativi hanno lanciato il loro boicottaggio collettivo il 15 febbraio, sottolineando come il tribunale militare dell’occupazione sia una finzione e una facciata che serve solo a implementare le direttive dell’occupazione e approvare automaticamente gli ordini della detenzione amministrativa.

Aumentano gli appelli rivolti all’Unione Ciclistica Internazionale (UCI), l'organo di governo del ciclismo, perché prenda provvedimenti al fine di far spostare la partenza del Giro d’Italia da Israele.

Gli organizzatori RCS MediaGroup dovrebbero incassare 10 milioni di euro da Israele per avere organizzato nel paese la “Grande Partenza” del Giro 2018, in programma dal 4 al 7 maggio.

I palestinesi subiscono da oltre 70 anni il più grande tentativo di Pulizia Etnica della storia: Nakba, Naksa, Sabra e Chatila, Piombo Fuso sono solo alcune delle terribili tappe che hanno segnato il genocidio. A queste si aggiunge un quotidiano stillicidio prestabilito in maniera mirata: isolamento, cibo razionalizzato, acque avvelenate, corrente elettrica misurata per riuscire appena a sopravvivere e non vivere, omicidi mirati, torture, sequestri di uomini, donne e bambini, ferimenti per rendere invalida la persona. Il tutto in perfetto stile razzista.

Nella sua autobiografia lo scrittore afroamericano Richard Wright descrive il clima di terrore che incombeva sulle comunità nere nel Sud della segregazione: “Erano tempi, scrive, in cui un crimine commesso da un nero diventava un crimine commesso dai neri; e la conseguenza era la punizione collettiva, il massacro ritualizzato che abbiamo imparato a chiamare linciaggio”.

Alla storica gara ciclistica Trofeo Laigueglia è prevista la partecipazione della squadra israeliana Israel Cycling Academy (ICA).  Questa squadra opera in violazione del diritto internazionale e dei diritti umani.

A fine aprile, infatti, parteciperà ad una gara israeliana che passa per Gerusalemme est nei Territori palestinesi occupati, arrivando alla colonia illegale israeliana di Pisgat Ze’ev. Le colonie israeliane costituiscono un crimine di guerra secondo il diritto internazionale. E secondo le Nazioni Unite, la municipalità di Gerusalemme sta proseguendo, come scelta politica, la graduale  "pulizia etnica" dei palestinesi attraverso la demolizione di case, espulsioni forzate e la revoca del diritto di residenza.

La giornata della Memoria, 27 Gennaio, è l’ennesima truffa sionista, l’ennesimo tentativo di riscrivere la storia a propria immagine e somiglianza. La Memoria è un patrimonio collettivo che bisogna aver voglia di rendere patrimonio di tutti e tutte. Altrimenti è truffa...e noi non ci stiamo!

OVVERO: PERCHE’ BATTERSI PER I DIRITTI DEI PALESTINESI VUOL DIRE BATTERSI PER I NOSTRI DIRITTI

Dico “nei confronti del sionismo” e non solo “nei confronti di Israele” perché il diffuso atteggiamento condiscendente e complice riguarda non solo lo Stato ebraico ma il complessivo progetto sionista in corso di realizzazione: non sappiamo fin dove intende espandersi territorialmente; certamente mira a uno Stato esclusivamente ebraico; certamente ambisce avere l’intera città di Gerusalemme come propria capitale.

A seguito della vile dichiarazione del terrorista americano Trump, nei primi giorni del dicembre 2017 in Italia si sono svolte una serie di manifestazioni per denunciare i crimini sionisti contro i palestinesi. Il Collettivo Palestina Rossa ha condiviso, aderito e partecipato.

Vogliamo denunciare il tentativo di criminalizzare chi manifesta solidarietà alla resistenza palestinese e denuncia il terrorismo sionista: i vari fascisti e sionisti, da Informazione Corretta a Il Foglio, dal deputato Emanuele Fiano al segretario del Pd di Milano Pietro Bussolati, da Sala ad altri amici dei fascisti, fino ad arrivare agli opportunisti che immediatamente sostengono chi vuole solo coprire i crimini sionisti, anche quelli che stanno avvenendo in questi giorni.

Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.
 

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